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Gli orientamenti assembleari
IL CANTIERE DELLE IDEE. Costruire la rete, organizzare la presenza

Programma di massima dell’Assemblea nazionale del CTG

 

ORIENTAMENTI

Centro Turistico Giovanile

V^ Assemblea Nazionale

Viareggio

29 ottobre – 1 novembre 2004

 

IL CANTIERE DELLE IDEE

costruire la rete,

organizzare la presenza

 

 

 

ORIENTAMENTI PER L’ASSEMBLEA ORGANIZZATIVA

 

1 - Premessa.

 

Questo documento nasce dal confronto in seno al Consiglio nazionale.

 

Si tratta di orientamenti su cui è aperta la discussione e il confronto di tutti i dirigenti e soci attivi, in vista dell’importante appuntamento dell’assemblea di metà mandato.

 

Ci auguriamo che le iniziali piste di lavoro si arricchiscano via via di altre osservazioni e interessanti stimoli, in un dibattito associativo che ci auguriamo ricco e articolato - nelle strutture di base, nei comitati, nei consigli regionali - fino al momento di sintesi finale in assemblea nazionale.

 

In questo ambito non dobbiamo tendere né all’adesione automatica e acritica ad alcune tesi, né tanto meno ci deve preoccupare l’eventuale emergere di visioni associative differenti.

 

Ciò invece a cui dobbiamo tenere è l’avvio di un reale e libero dibattito, che coniughi secondo Paolo la Parresìa e la Koinonia, e cioè la franchezza evangelica e la comunione associativa proprie di una realtà ecclesiale come la nostra.

 

L’importante è che si sviluppi una riflessione, da una parte mirata a risolvere talune innegabili problematiche associative, frutto dell’odierna situazione in cui ci troviamo a vivere, dall’altra attenta a far sì che il Ctg – secondo il proprio originale compito – continui a dare risposte alle nuove domande che la Società e la Chiesa ci pongono in questo terzo millennio.

 

Si apre dunque una fase di elaborazione, si apre un cantiere tutto particolare.

Vi lavoreranno le idee, con il compito finale di costruire una rete associativa sempre più forte e di organizzare in maniera viva, su tutto il territorio, la presenza della nostra associazione. 

 

 

 

2 - L’assemblea nazionale di metà mandato

 

L’Assemblea nazionale 2004 è la quinta della nuova serie di appuntamenti iniziati a Roma nel 1988 e dedicati all’approfondimento e studio di specifici temi associativi.

Un’occasione che tradizionalmente si è voluto situare a metà del quadriennio associativo post-congressuale, definendo questo appuntamento anche come “assemblea di metà mandato”. La felice intuizione era quella di avere un momento di riflessione nazionale disgiunta da preoccupazioni elettorali e con la possibilità di concentrare l’attenzione su un aspetto peculiare della vita associativa.

 

In realtà l’Assemblea nazionale trae le proprie radici da un’esperienza precedente. Essa riprende infatti l’antica tradizione dei convegni nazionali che il CTG iniziò a tenere nei primi anni 50 e i cui atti, ancora oggi, costituiscono un immenso patrimonio storico e ideale che sta alla base del nostro essere.

Basti pensare alla forza profetica di temi come Tempo Libero e Turismo Sociale ,

(Rocca di Papa, 1959), o quello dedicato al Turismo come Incontro (Domus Pacis, 1964) oppure Presenza dei Giovani nel Turismo (Siena, 1968).

Temi allora innovativi, in grado di precorrere i tempi e di costituire intuizioni valide ancor oggi.

 

Così, nella continuità, anche le assemblee nazionali sono sempre state dedicate a tematiche importanti per la vita associativa e suggestive al tempo stesso.

Si ricordino I valori associativi per la promozione del turismo e del tempo libero in occasione della prima assemblea del 1988, gli ateliers del 1992 dedicati a Opportunità Giovani e Giovani Opportunità, la ricerca nel 1996 su Le nuove strade del volontariato, il tema giubilare del 2000 E il settimo giorno… .

 

 Viceversa il Ctg non ha mai affrontato – quanto meno nella memoria degli ultimi anni – una riflessione compiuta e strategicamente organica sulla propria organizzazione associativa.

Vale a dire sulle premesse tecniche, i modelli, le strutture che permettono all’associazione di portare avanti efficacemente la propria mission.

Tutto ciò insomma, in altre parole, che organizzativamente permette agli ideali associativi di tradursi in azioni concrete nella vita di ogni giorno.

 

Ciò non vuol dire peraltro che l’associazione in questi anni non si sia mai confrontata con il discorso organizzativo.

Anzi è vero il contrario.

L’aspetto organizzativo, a ben vedere, è emerso infatti in vari momenti associativi. Basti vedere, per esempio, il progetto Liberi a tempo pieno, dove molti passaggi si soffermano proprio su aspetti di questo tenore.

 

 Il lavoro, poi, di revisione statutaria e regolamentare compiuto negli ultimi 10 anni si collega strettamente a molti temi organizzativi.

 Ma anche vari piani di lavoro associativo degli ultimi anni non sono disgiunti da questo aspetto. Al proposito va ricordato il documento La presenza, il servizio, l’azione del 1991.

Anche il Congresso di Lignano del 1998 riecheggiava, in parte del titolo, un aspetto legato all’organizzazione.

Come infatti non ricollegare a questa tematica di base il secondo termine de L’anima, la rete, il cammino ?

E proprio nella relazione congressuale, l’allora presidente Coronese ricordava come “vogliamo essere sempre più “associazione” e non “organizzazione” Oggi, però, siamo chiamati a diventare sempre più un’Associazione organizzata, per essere in grado di valorizzare in pieno la nostra proposta educativa, per competere in modo sano e costruttivo con la molteplicità di proposte che oggi ci sono”.

 

Spunti di riflessione

 

  - Quali altre occasioni ci sono state di riflessione organizzativa, anche a livello locale ?

  - Qual‘è la differenza tra Associazione e Organizzazione ?

 

 

 

 

3 - Dal congresso all’assemblea

 

Ecco dunque esplicitate tutte le premesse che hanno condotto a proporre un taglio organizzativo all’assemblea nazionale del 2004.

 

Specialmente ciò si è reso necessario dopo il XII Congresso nazionale di Rieti che sin dal titolo ha invitato l’associazione a Prendere il largo, individuando nelle tesi un compito nuovo del Centro turistico giovanile per la promozione di un turismo consapevole, l’animazione sociale, la responsabilità per il creato.

Il preambolo delle tesi congressuali iniziava proprio con l’affermazione che “In diversi momenti, nel dibattito e nella elaborazione interna alla nostra associazione, ci siamo interrogati circa la congruità del nostro modo di essere, del nostro modello organizzativo ed associativo, in rapporto anche al mutare della realtà socio-economica che ci circonda”.

 

Continuando poi la lettura del testo, varie altre volte emergeva la preoccupazione organizzativa, soprattutto quando si affermava, nella sesta tesi, che il mondo gira sempre più velocemente.

 La realtà sociale, la vita quotidiana delle persone, subiscono trasformazioni sempre più repentine.  Cambiano i ritmi di vita, cambiano i tempi e i modi del lavoro, cambiano le forme di partecipazione sociale, le modalità di aggregazione.

 

Questi processi di accelerazione e trasformazione riguardano anche il mondo dell’associazionismo e presentano due rischi.

Da un lato quello dell’immobilismo, dell’incapacità di affrontare nuove situazioni, di rispondere a nuove esigenze.

 Dall’altro quello della frenesia, del voler correre dietro a tutto, del voler stare al passo dei tempi, perdendo però di identità, disancorandosi da principi e valori.

Probabilmente la struttura, l’organizzazione, le modalità operative di un’associazione fondata 50 anni fa non sono, oggi, adeguate.

 

 Il socio, il gruppo, le strutture periferiche hanno oggi fisionomia, ruoli, compiti molto diversi rispetto a solo un decennio fa.

Non possiamo fare l’errore di rimanere legati a vecchi schemi come non possiamo - per una presunta esigenza di modernità - snaturare l’associazione, stravolgerne i lineamenti, adattarla a tutte le situazioni al punto di appannarne l’immagine o renderne incerta l’identità.

 

Il punto di equilibrio non è semplice da raggiungere ma è a quello che dobbiamo puntare.

 

Mantenere il gruppo come comunità di base ma non trascurare le relazioni “virtuali”; mantenere una struttura gerarchica di responsabilità ma lasciare spazi e opportunità a libere iniziative del territorio; conservare il carattere principale di associazione di volontari ma incoraggiare anche opportunità occupazionali e impegni professionali a supporto dell’attività associativa; promuovere sempre il valore dell’impegno e della partecipazione ma puntare anche a modalità “leggere” di contatto e coinvolgimento   soprattutto del mondo giovanile; continuare a promuovere l’associazione attraverso attività e iniziative ma adottare anche   strategie di marketing sociale.

 

Si tratta di riflessioni che l’ultimo Congresso ha fatto proprie, senza peraltro riuscire a dare, considerati i tempi e l’ambito, una risposta organizzativa compiuta e definita.

Tanto che nella relazione congressuale lo stesso presidente nazionale puntualizzava come il problema del rafforzamento organizzativo riguardasse tutta la struttura associativa ed esprimesse la convinzione che non potesse essere rinviabile - anzi che fosse una delle opportunità da cogliere nel presente quadriennio - la decisione di una conferenza organizzativa in cui discutere il modello di associazione più adatto al nuovo secolo.

 

Ecco dunque riconfermato il perché di un’assemblea di metà mandato come logica conseguenza del Congresso di Rieti.

Un congresso in cui l’associazione ha ribadito la scelta di voler Prendere il largo e di volerlo fare in ambiti ben specifici, come la promozione di un turismo consapevole, l’animazione sociale, la responsabilità per il creato.

Tutto ciò indicando le “coordinate geografiche” prioritarie per orientare ’associazione sul fronte dei giovani, della formazione, del turismo, della collaborazione con altre realtà, della crescita delle strutture territoriali.

 

Spunti di riflessione.

 

·        La struttura, l’organizzazione, le modalità operative del Ctg sono ancora quelle di 50 anni fa?

·         In che cosa sono cambiate ?

·        Come dovrebbero cambiare ?

·        Sei d’accordo sul fatto che il socio, il gruppo, le strutture periferiche hanno oggi fisionomia, ruoli, compiti diversi rispetto a solo un decennio fa ?.

·        Qual è il punto di equilibrio tra tradizione e cambiamento in un processo di rinnovamento?

 

 

 

4 - La sfida organizzativa

 

Organizzare un'Associazione come il CTG vuol dire allora metterla in condizione di svolgere meglio i propri compiti istituzionali e di raggiungere i propri obiettivi.

 

Essere Associazione organizzata significa anche fare in modo che ciascun livello associativo abbia ben chiari quali siano i compiti e ruoli da svolgere e si attivi per svolgerli.

 

Essere Associazione organizzata vuol dire valorizzare le capacità dei dirigenti e soci, evitare sprechi di tempo, razionalizzare e snellire le procedure burocratiche, conservare e mettere in circuito le esperienze e il patrimonio associativi, utilizzare efficacemente le moderne tecnologie informatiche.

 

Essere Associazione organizzata significa che i vari dirigenti operino con la consapevolezza della "continuità" e quindi capaci sia di rielaborare esperienze passate sia di trasferire il proprio patrimonio di conoscenze ai futuri dirigenti.

 

Essere Associazione organizzata vuol dire anche superare un certo atteggiamento "volontaristico" che spesso sconfina nella casualità e nell'approssimazione.  Infatti un necessario e lodevole volontariato, che sta preminentemente alla base del nostro essere associazione, non può prescindere da un altrettanto necessario impegno nella preparazione e nella formazione personale. Si tratta di un dovere che ha ogni socio e ogni dirigente che intenda impegnarsi in un’associazione che ha in sé una finalità educativa.

 

Essere Associazione organizzata significa saper applicare la metodologia dell’analisi e della ricerca, attenti a non inseguire la novità in sé, ma a costruire il nuovo radicandolo sui valori di sempre.

 

 Spunti di riflessione

 

·        Che cosa vuol dire per te “associazione organizzata” ?

·        Come dovrebbe essere ?

·        Qual è il nuovo da costruire ?

 

 

 

 

5 - La rete associativa territoriale

La struttura attuale del Ctg discende sostanzialmente da quella primitiva, secondo un modello associativo tipico degli anni 50 e comune a molte associazioni di area cattolica.

E’ logico dunque interrogarsi liberamente se questo assetto, suddiviso sul territorio in maniera praticamente gerarchica e piramidale, sia ancora in grado di dare risposte “appetibili” e funzionali alle nostre comunità e – in particolare – al segmento giovanile.

 

Occorre anche vedere quanto le modifiche statutarie e regolamentari introdotte negli ultimi anni siano state concretamente recepite e abbiano effettivamente inciso nella struttura organizzativa. In particolare quanto sia passata l’idea di una struttura territoriale a rete o, meglio a cerchi o sfere concentriche. Oppure se questa non sia stata vista semplicemente come una nuova forma di centralismo in sostituzione della punta piramidale.

 

L’analisi va fatta valutando innanzitutto se le strutture così come sono oggi congegnate, siano occasioni di buon e vivace funzionamento associativo, evitando il ridursi a meri centri di passaggio burocratico.

 

Occorre interrogarsi se i vari livelli, da quello nazionale a quello di base, siano adeguati strutturalmente ai loro compiti o quali migliorie funzionali o costitutive possano essere introdotte.

 

Una particolare riflessione va fatta probabilmente - ponendo più attenzione - sui corpi intermedi che sembrano essere, nell’assetto generale, quelli più deboli.

 

Negli anni 90 un primo aspetto rilevante di riorganizzazione della rete associativa è stato costituito dall’istituzionalizzazione di un livello regionale autonomo ed espresso elettoralmente da un congresso apposito.

Va però detto che tale realtà ha avuto risposte diverse sul territorio nazionale con diversi gradi di realizzazione e che a tutt’oggi la funzionalità dei Consigli regionali appare ancora limitata, pur in presenza di una sempre più marcata regionalizzazione legislativa e amministrativa in molte materie di pertinenza del Ctg.

 

 

Nello stesso periodo si provò anche una ridefinizione degli ambiti provinciali, nella direzione di una maggiore flessibilità organizzativa.

I consigli provinciali furono sostituiti dai Comitati territoriali, spesso coincidenti con l’area amministrativa della provincia o – in qualche caso – con l’ambito diocesano. Ma pure questo tentativo ha dimostrato lati deboli.

 

Nella realtà dei fatti la vita associativa, nelle sue fasi importanti, si è storicamente strutturata attorno a due realtà prioritarie come il livello di base e quello nazionale.

 

Nonostante gli sforzi fatti per ribadire l’importanza fondamentale dei livelli territoriali intermedi, si ha viceversa la sensazione che per qualcuno l’associazione possa vivere anche senza queste articolazioni, con una struttura nazionale che provvede a talune funzioni centrali (tesseramento, assicurazione, legittimazione giuridica, ecc.) e con i gruppi che sul territorio organizzano sul campo la vera attività associativa.

 

Da questo parziale punto di vista, il livello regionale e quello provinciale sono individuati come sovrastrutture, cui dedicare eventualmente il tempo e l’attenzione residuale rispetto all’attività di gruppo.  Si rischia così di perdere la potenzialità dei livelli territoriali intermedi di porsi in relazione attiva con le istituzioni corrispondenti o con il mondo associazionistico locale.  Ma si rischia pure di essere scoordinati, incapaci di incidere significativamente, deboli nel diffondere la proposta associativa e radicarla in nuove realtà.

 

Anche il gruppo in questa logica rischia di essere autoreferente, isolato in sé e dagli altri.

Talora ciò discende anche dalla particolare conformazione del gruppo Ctg, che spesso non risponde a un modello unico di attività e composizione.

Si pensi ad esempio di come possa essere difficile un interscambio tra più gruppi di un territorio, uno dei quali si occupi di giovanissimi, l’altro di case per ferie e l’altro ancora di animazione culturale e ambientale.

In questo caso, la loro conformazione, i loro interessi specifici e il lavoro svolto, li portano magari ad avere maggiori affinità con altri gruppi similari, eppure lontani dal proprio territorio locale, rispetto a quelli con cui dividono una presenza territoriale.

 

Ad esempio, potrebbe sembrare più facile un confronto e un dialogo tra tre gruppi di Aca di tre province diverse rispetto a una collaborazione sullo stesso territorio tra gruppi diversi.

 In taluni casi si è data a ciò una riposta, non facile, consistente in una doppia organizzazione associativa, per ambiti territoriali e per ambiti (circuiti) di interesse o attività specifica.

 

Accanto a questa realtà di base sopravvive la realtà dei circoli ricreativi, elemento oggi nettamente minoritario della vita associativa.

Eppure si tratta di un canale che potrebbe avere un proprio sviluppo legato soprattutto alla realtà parrocchiale, alle realtà universitarie, a quelle giovanili in genere, e specializzato in quello che noi definiamo l’ambito del tempo libero. Un settore in cui l’associazione ha una parola forte da dire, un progetto educativo per un tempo dedicato all’uomo, ben oltre il semplice servizio di copertura amministrativa da dare al servizio bar del circolo.

 

Similare al servizio dei circoli è il servizio svolto dalla rete delle Case per Ferie e che risponde a una precisa vocazione della nostra associazione.

Sin dall’inizio della sua storia il Ctg strutturò l’esperienza dell’accoglienza nelle case secondo il doppio criterio del servizio da dare ai giovani e alle famiglie in vacanza e della testimonianza dell’ospitalità cristiana.

Eppure per anni queste entità importantissime (basti ricordare il ruolo nella nostra storia di Acerno e della Domus Pacis) sono vissute in una specie di limbo, senza poter svolgere appieno il loro ruolo funzionale e educativo, in piena comunione con il resto della struttura associativa.

Recentemente si sono introdotte normative statutarie che hanno dato loro una veste di socio collettivo, ma appare utile affrontare la questione in maniera complessiva e utile a dispiegare totalmente questo enorme potenziale associativo.

Uno specifico progetto organizzativo porterà a valorizzare il settore, permettendo una presenza reale nella vita interna, rafforzando l’unità ideale, politica ed organizzativa del CTG.

 

Spunti di riflessione

 

·        L’attuale struttura del Ctg è piramidale e gerarchica? Dovrebbe cambiare, e come, per essere più funzionale e al servizio dell’associazione ?

·        Il ruolo dei vari livelli associativi (gruppo, comitato, ecc.), è ben definito o ha bisogno di una riflessione e rideterminazione ?

·        Le cariche esistenti (presidente, segretario, ecc.) sono funzionali alle esigenze associative o bisognerebbe pensarne anche altre fisse (responsabile della promozione, della formazione, dei giovanissimi, ecc.) ?

·        E’ possibile un rilancio associativo intervenendo nell’organizzazione strutturale ? Se si, come ?

  • Quali sono i punti critici nel rapporto del gruppo con i fruitori delle iniziative e nell’ampliamento del gruppo?
  • Quale è il ruolo che hanno attualmente le case per ferie e quale vorreste che fosse?

 

 

 

 

 

6 – Il Ctg e le Istituzioni

 

Il Ctg ha sempre ribadito nei suoi documenti ufficiali di voler essere un’associazione unitaria, pur nell’autonomia delle sue varie articolazioni.

In realtà, osservando il comportamento reale dei soggetti interni, spesso ci si è trovati più di fronte a modelli federalistici che a modelli associazionistici classici.

L’enorme varietà dei gruppi, uno scarso collegamento comunicativo interno, un malinteso senso dell’autonomia, hanno spesso creato situazioni in cui il modello sostanziale si raffigurava simile era quello federativo.

Va detto anche, a maggiore comprensione del fatto, della diversità delle situazioni regionali, delle differenti condizioni ed esperienze territoriali, dei cammini differenziati svolti da varie realtà associative.

  

Ora ci si trova di fronte ad un fatto nuovo che potrebbe accelerare ulteriormente determinati processi e provocare una pericolosa – se non governata - involuzione del tessuto associativo.

 

Parliamo del decentramento dei poteri dello Stato, solo parzialmente definito con le modifiche del Titolo V della Costituzione, che assegna ai Comuni, alle Province, e alle Regioni la titolarità primaria, e per molte materie una esclusività di competenze prima assegnate allo Stato centrale.

Questo fatto impone anche a tutta l’area dell’associazionismo di ripensare una struttura interna di rappresentanza e gestionale, in grado di attuare gli obiettivi di politica associativa e organizzativa.

 Il tutto, conciliando le esigenze di partecipazione e di gestione democratica dell’Associazione con quelle volte ad ottenere una sempre maggiore efficienza ed efficacia, affermando - con forza e nel contempo - i valori di cui siamo portatori e che giustificano la nostra storia, il nostro presente e il nostro futuro.

 

Nel concreto la regionalizzazione delle istituzioni pubbliche comporta quindi di per sé l’esigenza che le strutture di aggregazione dei cittadini tengano conto del nuovo ordinamento, o delegando la rappresentanza alle loro istanze territoriali o dotandosi di un vero e proprio assetto federativo.

 

Nel primo caso statuti e regolamenti delegano alle proprie strutture territoriali la rappresentanza generale locale. Tale soluzione mantiene intatta l’unicità associativa in quanto le competenze territoriali sono “delegate”, mantenendo in capo alla struttura centrale tutte le responsabilità politiche della gestione decentrata.

In tal caso il rischio che si correrebbe è quello di una deresponsabilizzazione dei livelli territoriali, caricando il centro di tutte le responsabilità.

 

Nel secondo caso si tratterebbe di trasformare il CTG in una federazione di strutture regionali, le quali trarrebbero la loro legittimazione dall’appartenenza al CTG nazionale per tutto quanto concerne la mission, i valori e, quindi, l’assunzione e il rispetto dei principi e delle regole dello Statuto nazionale. Conseguentemente si avrebbe la piena accettazione delle decisioni assunte dagli Organismi nazionali per le materie di loro competenza, mentre le strutture sarebbero autonome - e quindi pienamente responsabili - per quanto concerne i rapporti locali.

Ma si potrebbe anche correre il rischio di una differenziazione estrema tra le varie politiche associative e di una sostanziale “anarchia” in seno all’associazione.

 

In realtà, a ben vedere, non è in discussione l’essenza dell’associazione che si ribadisce unitaria nei valori, nei principi e nelle finalità, bensì solo un modello organizzativo di associazione delegata o di associazione federata.

 

 

Spunti di riflessione

 

·        Le modifiche all’ordinamento dello Stato incidono effettivamente sulla vita associativa?

·        Se si, come si deve agire per continuare ad essere presenti ed efficaci ?

·        Vedi differenze sostanziali tra il modello attuale e quello federativo ?

·        Qual è il modello associativo che più risponde ai nostri valori, alla nostra storia e alle nostre prospettive ?

 

 

 

 

 

 

 

7 – Il Ctg e la Parrocchia

 

Storicamente il Ctg nasce nell’ambito della Parrocchia. Lo testimonia la sua fondazione, avvenuta nel seno della Gioventù Italiana di Azione Cattolica.

E per larga parte della sua storia è lì che si sviluppa la sua azione associativa, il suo modello organizzativo che – inevitabilmente – risente del modello organizzativo della comunità parrocchiale in cui è inserito.

Le cose negli ultimi anni (o meglio decenni) sono cambiate. Se talune realtà hanno continuato a tenere un rapporto organico con la Parrocchia, altre se ne sono più o meno distaccate; gruppi sono nati totalmente al di fuori di questa esperienza, altri convivono sul territorio come “separati in casa”, magari in una cordiale reciproca indifferenza.

 

Le cause sono complesse e non dipendono tutte dall’associazione, bensì anche da una certa attuale crisi della realtà parrocchiale.

Non per nulla la Conferenza Episcopale Italiana ha dedicato ultimamente un’attenzione particolare a questa Istituzione, nelle sue riunioni e nei suoi documenti, privilegiando la centralità di un “luogo – anche fisico – a cui la comunità cristiana fa costante riferimento”.

E se un’associazione ha una connotazione anche ecclesiale, come la nostra, non può escludere tale riferimento. 

Soprattutto se si trova ad operare in un ambito come il turismo e il tempo libero, al cui rapporto con la Parrocchia è stato recentemente dedicato un sussidio da parte dell’ufficio Cei preposto a questa specifica Pastorale.

E’ d’altra parte doveroso che una pastorale del turismo locale possa usufruire dell’apporto e del servizio di un’associazione nata proprio per questo.

 

Il sussidio sopra citato indica anche alcuni suggerimenti pratici, utili a una efficace pastorale del turismo in parrocchia e che possono coinvolgere (e rendere protagonisti) i nostri gruppi.

Sorge a questo punto, spontanea, una domanda.

Siamo preparati a questo ?

La risposta comporta, probabilmente, anche un ripensare la struttura organizzativa dell’associazione, ponendola pienamente al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa.

 

Spunti di riflessione

 

·        Che rapporti avete con la Chiesa locale e in particolare con le parrocchie ?

·        Esiste nella vostra realtà una pastorale del turismo e del tempo libero ?

·        Come l’associazione potrebbe intervenire attivamente in questa pastorale ?

·        Che tipo di proposta potrebbe fare alle parrocchie ?

·        L‘intervento richiederebbe uno sforzo organizzativo da parte del Ctg ?

 

 

 

 

 

 

8 - Un modello di associazione settoriale.

 

Attualmente l’organizzazione interna associativa si dimostra rispondente a un modello di cosiddetta centralità democratica.

 In effetti tutte le decisioni, le scelte e le azioni, ai vari livelli, vengono riportate al rispettivo livello centrale, costituito normalmente dalla presidenza.

 Questa si trova spesso a decidere su tutto, anche su materie diverse tra di loro e su cui talvolta non vi può essere il necessario approfondimento.

 

Altre realtà associative hanno risolto questo problema costituendosi in associazioni unitarie, ma con un modello settoriale.

Sarebbe possibile e utile, per il Ctg, costituire e organizzare al proprio interno alcuni settori specifici (ad esempio turismo, ambiente, tempo libero, animazione culturale, case per ferie, ecc.) ed attribuire a ciascuno di questi settori una qualche propria capacità organizzativa e di autogoverno ?

 

In realtà una sorta di tale modello, poi perduto, ha avuto un certo spazio nel Ctg negli anni 50, quando l’associazione prevedeva le cosiddette “sezioni”, a partire da quella mitica della “montagna”, a quella dedicata al campeggio, alla fotografia, ecc.

Allora i responsabili delle diverse sezioni godevano di una certa autonomia e facevano parte del consiglio nazionale, partecipando anche a talune riunioni di presidenza in cui fossero trattati argomenti loro riferibili.

 

Il quadro che si dovrebbe ricavare è quello di un’associazione unica, con una forte direzione centrale, con uno Statuto unico, istanze di rappresentanza e di promozione associativa territoriali e nazionali uniche, ma settori distinti per la gestione delle specificità e dei servizi propri.

 

Si tratta di un modello probabilmente ben applicabile in talune realtà numericamente rilevanti, ma non facilmente radicabile in ambiti deboli.

Da un lato si potrebbe correre il rischio di avere una associazione-spezzatino, dall’altro si potrebbe invece avere l’opportunità di sostenere meglio esperienze altrimenti isolate, di creare rete, di elaborare e incidere più fattivamente in alcuni ambiti, come – ad esempio – quello ambientale.

Con uno sforzo mirato e coerente potrebbe essere, questa, anche la strada per ampliare la base associativa e creare nuovi gruppi.

 

 

Spunti di riflessione

 

·        Potrebbe essere funzionale un’organizzazione interna per settori di attività?

·        Come dovrebbe strutturarsi e a che livello ?

·        Quali vantaggi effettivi porterebbe alla vita associativa?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 - Gli strumenti e i servizi

 

Un miglioramento della struttura organizzativa non può però avvenire solo attraverso meccanismi regolamentari o statutari.

Le realtà associative che vogliano portare avanti gli ideali del Ctg, devono farlo anche ponendo in essere strumenti e servizi che concretizzino la loro azione e l’ispirazione di fondo.

 

 In particolare, per quanto attiene alla politica organizzativa, essa richiede alcuni atteggiamenti concreti, tra cui:

 

·        la responsabilizzazione piena dei membri del Consiglio nazionale nel rapporto tra Centro e Territorio;

·        le scelte prioritarie da fare per l’impiego dei mezzi disponibili;

·        gli accordi di collaborazione anche organizzativa con altre associazioni di area;

·        la valorizzazione dei servizi territoriali;

·        l’espansione dei servizi nazionali;

·        il collegamento con le reti internazionali del turismo sociale;

·        l’informatizzazione del sistema di comunicazione interno;

·        un utilizzo divulgativo e informativo della stampa;

·        una politica di formazione condivisa, caratterizzata da concretezza e preparazione sistematica, finalizzata a raggiungere obiettivi precisi nel medio periodo nella preparazione dei quadri dirigenti.

 

Per quanto invece attiene in particolare al settore dei servizi, essi vanno intesi come strumento della politica organizzativa e possono dividersi in servizi per la gestione interna e servizi per gli associati.

A questo proposito, le indicazioni già emerse da una prima iniziale fase del dibattito riguardano:

 

Ø     il completamento dell’informatizzazione interna con particolar riferimento al tesseramento e alla gestione del sito CTG;

Ø     i servizi turistici nazionali, partendo dalla predisposizione di uno strumento, anche in collaborazione con terzi, in grado di sostenere l’immagine del CTG, di garantire il servizio agli associati con minori capacità di programmazione autonoma e di dare copertura giuridico-formale a tutte le necessità dei Gruppi e delle Case per ferie;

Ø     le convenzioni, che possono diventare uno strumento di servizio agli associati e, contemporaneamente, di sostegno economico al CTG;

Ø     i servizi turistici ricettivi, partendo - anche qui - dal programma in corso di realizzazione e riguardante le Case per ferie, che può diventare uno degli strumenti principali del servizio che il CTG può offrire ai giovani e alla comunità cristiana;

Ø     i servizi di sostegno e di valorizzazione delle iniziative territoriali quali: gio’madonnari, i concorsi culturali, i trekking, l’animazione culturale ed ambientale, ecc.;

Ø     i servizi di sviluppo a sostegno di programmi finanziati da istituzioni pubbliche anche territoriali;

Ø     la costituzione di una articolazione commerciale pienamente controllata che consenta di garantire una gestione efficiente a tutti i servizi con caratteristiche prevalentemente economiche.

 

Non va infine dimenticata la dimensione sopranazionale. Soprattutto guardando all’Europa - ormai una realtà concreta - che va allargandosi sempre più a nuovi paesi e popoli.  In questa dimensione il Ctg è inserito a pieno titolo, non solo perché si occupa di turismo, ma perché è stato e continua ad essere protagonista in questo ambito. I rapporti con il Bits, con la Fiyto, e attraverso questi canali con centinaia di realtà vive del turismo giovanile e sociale sono un’opportunità ancora non pienamente colta dalla nostra struttura associativa. Innanzitutto in termini di crescita culturale, attraverso il confronto, ma anche con l’arricchimento tecnico, derivante dal potenziale scambio internazionale di servizi turistici.

 

 

 

         Spunti di riflessione

 

·        Possiamo definirci un’associazione di servizio e di servizi?

·        In cosa consiste il servizio associativo ?

·        Qual è la differenza tra associazione di servizio e associazione di servizi ?                                                                                                                          

·        Quale importanza hanno i servizi nell’organizzazione del Ctg ?

·        Tra quelli elencati individua gli strumenti e i servizi da sviluppare maggiormente in un’ottica di sviluppo e rafforzamento associativo.

·        L’ambito internazionale potrebbe offrire una nuova rete di opportunità utili all’azione dei gruppi? Quali, ad esempio, potrebbero essere i più interessanti ?

 

 

 

 

 

 

 

10 - Il percorso assembleare

 

Il percorso previsto è il seguente:

 

1.      l’approvazione  (già avvenuta) di questo documento di orientamenti da parte del Consiglio nazionale;

2.      l’avvio di un dibattito interno attraverso riunioni a livello di base e assemblee provinciali che coinvolgano tutti i Soci e, in particolare, quelli con responsabilità dirigenziali. Quindi la convocazione di Assemblee regionali da svolgersi di norma entro il mese di settembre.

Nel confronto va garantita la presenza dei rispettivi Consiglieri nazionali locali e della Presidenza nazionale;

3.      l’approvazione o meno del documento di base nazionale, presentato alle Assemblee territoriali, con gli eventuali emendamenti e/o integrazioni scaturite dal dibattito. Per comodità funzionale, si può prevedere che all’Assemblea nazionale pervengano gli orientamenti e le decisioni assunti dalle Assemblee regionali, mentre quelli territoriali resteranno agli atti dell’Associazione regionale;

 

Per svolgere un lavoro compiuto è necessario che alle Assemblee regionali partecipino tutti i Dirigenti CTG di quel territorio (Gruppi, Circoli, Case per ferie, Comitati provinciali, Consigli regionali).

All’Assemblea nazionale invece dovranno partecipare i Presidenti dei Gruppi e dei Circoli, i Responsabili delle Case per ferie, i Consiglieri provinciali, regionali e nazionali.

 

Non avendo l’assemblea un potere decisionale, ma solo una funzione di studio e confronto, è chiaro che gli orientamenti e le decisioni dell’Assemblea verranno sottoposte agli Organi del CTG, per quanto di loro competenza e per le eventuali decisioni conseguenti.

Ovviamente, per quanto concernesse eventuali modifiche degli assetti istituzionali, le relative decisioni dovrebbero essere necessariamente rinviate alla prossima scadenza congressuale nazionale, utilizzando il tempo intermedio per una ponderata valutazione.

 

 

 

 

 

 

11 - Conclusioni

 

Come si vede si tratta solo di alcuni orientamenti utili ad avviare il dibattito assembleare di base.

Siamo convinti che una discussione approfondita e vivace potrà ben valutarli e indicare anche altre soluzioni qui non previste.

 

D’altra parte il nostro scopo era solo quello di avviare un’opportunità su cui tutta la struttura deve liberamente confrontarsi.

Senza perdere di vista l’obiettivo finale che è quello di riorganizzare l’associazione per renderla aderente ai tempi e alle nuove esigenze, per metterla nelle condizioni di svolgere al meglio i propri compiti, per metterla nelle condizioni di cogliere le nuove opportunità che il tempo e le leggi mettono a disposizione.

 

Riorganizzare la rete significa creare le condizioni per aumentare e fidelizzare i soci, significa essere più presenti nel tessuto della Chiesa e più testimoni nelle istanze sociali.

Sappiamo anche che tutto questo esige la preparazione di dirigenti che sappiano affrontare la complessità della società e improntare la vita associativa, a tutti i livelli, ad un maggiore senso di appartenenza, alla programmazione educativa, alla promozione. Ciò può portare anche a scegliere un cammino di selezione delle figure con compiti di responsabilità, perché sappiamo altrettanto bene che dirigenti non ci si improvvisa e per essere dirigenti occorre essere preparati.

In conclusione, dobbiamo pensare, allora, a una organizzazione forte, resistente, capace di rendere sempre più attuale e concreta la nostra proposta associativa, che resista ai problemi e alle contraddizioni del nostro tempo, che consenta un continuo flusso di idee e di proposte.

 Per rendere possibile questo tutte le componenti associative sono chiamate ad assumere una motivazione più profonda, una più chiara consapevolezza delle proprie funzioni, una maggiore responsabilità circa le finalità comuni e il ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere.

E’ questa la nostra vocazione, è questo il cammino che siamo invitati a compiere.






SUGGERIMENTI DI METODO OPERATIVO

 per i dirigenti incaricati di seguire la fase preparatoria

 

La tradizionale assemblea di metà mandato assume, nella presente occasione, un taglio tipicamente organizzativo, ma senza che ciò significhi un’impostazione esclusivamente tecnica.

 Anzi, questa non può che discendere da un ragionamento “politico”, fatto a priori, intorno ai piani, ai programmi e alle strategie del Centro Turistico Giovanile.

 Il fatto che, diversamente dalle occasioni congressuali, non sia il momento in cui si rinnovano le cariche associative, può permettere una elaborazione di idee più libera e articolata.

 

Questi orientamenti dovrebbero costituire la traccia prioritaria di analisi-riflessione-proposta per una seria e serena discussione sulle prospettive organizzative -ma non solo- dell’associazione.

Nessuna realtà, nessuna struttura CTG deve sentirsi esclusa da questo compito o chiamarsi fuori.

 

I temi trattati sono ampi e generali ma, allo stesso tempo, riguardano anche i livelli di base dell’Associazione. Ciascun gruppo, ciascun Comitato provinciale e Consiglio regionale, che vivano responsabilmente la vita associativa, sono invitati quindi a dire la propria, cercando di leggere e adattare gli orientamenti alla propria situazione, ma senza dimenticare la dimensione e le problematiche “nazionali” del CTG.

 

Gli orientamenti, abbiamo detto, sono traccia prioritaria del cammino assembleare, ma non esclusiva.  Altri temi, altre idee, nuovi spunti possono comunque nascere dalle varie realtà ed essere proposti, attraverso emendamenti o integrazioni, negli appuntamenti territoriali.

 

I dirigenti che condurranno e animeranno le varie fasi propedeutiche dovranno avere sempre ben presente il testo degli orientamenti, con particolare riguardo al paragrafo dedicato al percorso assembleare.  Potranno tradurre e semplificare, adattandoli alla situazione specifica e locale, determinati passaggi, ma il loro lavoro principale sarà quello di stimolare il più possibile una riflessione creativa e un confronto propositivo.

 

Per un buon lavoro preparatorio proponiamo ora alcuni metodi generali, già sperimentati in precedenti occasioni:

 

a)      a livello di base (gruppo, circolo o casa per ferie).

Se possibile, il Consiglio direttivo legga tutte gli orientamenti e individui, eventualmente, quelli su cui promuovere una particolare discussione e che più possono riguardare la propria realtà; proposte, richieste, osservazioni possono trovare sbocco in osservazioni o documenti da presentare ai livello provinciale o regionale.

Il lavoro di lettura e discussione può occupare anche più riunioni ed è bene che non si limiti solamente alla fase assembleare vera e propria.   Sappiamo bene di chiedere uno sforzo in più. Ma in fondo queste poche pagine si leggono in una mezz’oretta e in un anno, crediamo, un po’ di tempo si può dedicare anche alla riflessione. Senza di questa, infatti, corriamo il rischio che il nostro fare diventi sterile.

 

b)      A livello provinciale.

Il Comitato cerchi di favorire la convocazione delle assemblee di base, eventualmente accorpando realtà simili o vicine territorialmente. A questi appuntamenti intervenga con un proprio dirigente autorevole, non tanto per far presenza o svolgere una funzione notarile, bensì per stimolare il confronto, fare collegamento, cogliere le indicazioni, portare altre esperienze.

Il Consiglio dedichi poi una o più delle proprie riunioni alla lettura e alla riflessione sugli orientamenti, secondo quanto già detto per i gruppi

Valuti il cammino percorso in questi due anni, il funzionamento degli organi, i progetti fatti e le prospettive future. Colga questo momento, a metà del mandato, per fare insomma una verifica, correggere eventuali situazioni, rilanciare l’azione.

Si convochi poi l’assemblea provinciale, valutando eventualmente anche la possibilità di accorpare più realtà in un appuntamento interprovinciale, coinvolgendo tutti i dirigenti locali. Si dia un taglio costruttivo a tutto il lavoro, superando l’analisi fine a sé stessa. Si faccia infine sintesi e si approvi il documento nazionale con gli eventuali emendamenti o integrazioni, trasmettendolo alla realtà regionale (o in mancanza della stessa direttamente al Consiglio nazionale).

 

 

c)      A livello regionale.

L’assemblea regionale sarà programmata al termine delle assemblee di comitato e raccoglierà le indicazioni emerse, discutendole e facendone sintesi. Approverà quindi il documento nazionale con gli eventuali emendamenti o integrazioni, trasmettendolo poi al Consiglio nazionale.

In determinate situazioni, anche questo appuntamento potrà riunire più regioni vicine od omogenee in assemblee interregionali, che coinvolgano comunque tutti i dirigenti locali.

 

Spetta alla Presidenza regionale coordinare la convocazione delle assemblee di comitato, eventualmente accorpando realtà simili o vicine territorialmente. A questi appuntamenti intervenga con un proprio dirigente o con un consigliere nazionale del territorio, per stimolare il confronto, fare collegamento, cogliere le indicazioni, portare altre esperienze.

Anche la presidenza regionale dedichi poi una o più delle proprie riunioni alla lettura e alla riflessione sugli orientamenti, sul modello di quanto detto per i gruppi e i comitati.

 

Ma colga soprattutto l’opportunità per:

·        “guardare indietro”, verificare quanto si è fatto, fare tesoro degli errori, misurare forze e disponibilità;

·        “guardarsi intorno”, leggere la realtà che ci circonda, cogliere nuove domande, individuare collaborazioni;

·        “guardare avanti” , prospettare nuovi percorsi, cercare nuove modalità di presenza e di servizio nel territorio.

 

 

 

  

 

 

 


 

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