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Home Page > Documenti utili > Documenti sul turismo sociale, sostenibile, solidale, ... > La Dichiarazione di Montreal > il commento del presidente del Bits

il commento del presidente del Bits
Norberto Tonini sulla Dichiarazione

 

 

 

BITS

Bureau International du Tourisme Social

 

 

 

 

 

DICHIARAZIONE DI MONTREAL

 

 

 

 

 

 

 

PER UNA VISIONE UMANISTICA E SOCIALE DEL TURISMO

 

 

 

 

 

 

 

 

Commento di  Norberto Tonini

 

Presidente BITS

 

 

 

 

 

 

 

 

PREMESSA INTRODUTTIVA

 

 

                   La dichiarazione di Montreal “per una visione umanistica e sociale del turismo” è stata formalmente adottata dall’Assemblea Generale del BITS il 12 settembre 1996 dopo un lungo ed articolato iter preparatorio coordinato da un gruppo ristretto del quale ho fatto parte.

 

                  Probabilmente è soltanto una semplice coincidenza, ma è bene far presente che proprio nel 1996 il mondo del lavoro era chiamato a ricordare e festeggiare un importante traguardo raggiunto non senza lunghe lotte e sacrifici.

 

                 Alludo al diritto per i lavoratori di vedersi riconosciuto un periodo di ferie retribuite, obiettivo ufficialmente raggiunto con la Convenzione Internazionale di Ginevra del 24 giugno 1936.

 

                   Altra felice coincidenza è rappresentata dal fatto che il termine “Turismo Sociale” è apparso nei documenti ufficiali per la prima volta in occasione di un Congresso Internazionale tenutosi a Berna nell’anno 1956.

 

UN AGGIORNAMENTO ATTESO E NECESSARIO

 

 

                   A distanza di sessanta anni dall’ottenimento delle ferie retribuite e di quaranta anni dal primo apparire in un documento internazionale del termine “Turismo Sociale”, era giusto e doveroso procedere ad un aggiornamento del fenomeno, vuoi sotto il profilo terminologico, vuoi, soprattutto, sotto il profilo delle finalità e dei contenuti.

 

                   E’ infatti innegabile che i grandi e rapidi cambiamenti intervenuti all'interno della società europea dal secondo dopoguerra ad oggi, hanno fatto sì che fenomeni come quelli del tempo libero e del turismo siano gradualmente passati da realtà di importanza residuale - e quindi marginali - a "fattori di potenza", fautori essi stessi di cambiamento con un ruolo trainante all'interno della realtà culturale, sociale ed economica.

 

                   In gran parte dei paesi europei ci si riferisce sempre più al turismo come ad una realtà economicamente e socialmente apprezzabile e le espressioni "turismo-industria" e "turismo-risorsa" sono ormai più che usuali.

 

                  Del resto anche nel mondo culturale e spirituale l'attenzione si è da tempo soffermata ad esaminare e rivalutare l'importanza del fenomeno, tanto è vero che eventi connessi all'utilizzo del tempo libero sono sempre più frequentemente presi in considerazione dai sociologi poiché condizionano i ritmi di vita di un'intera nazione: basti pensare a ciò che accade in occasione di grandi avvenimenti legati ad appuntamenti di carattere musicale o sportivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA NOSTRA CONCEZIONE DEL TEMPO LIBERO

 

 

                   Va da sé che il tempo libero cui facciamo riferimento non è il tempo vuoto e quindi tempo perso, ma diviene sempre più tempo libero poiché liberato dalle tante scorie e dai pesanti fardelli della società dei consumi, per divenire esso stesso realtà liberante.

 

                   In tal senso il nostro tempo libero diviene a grandi passi il tempo vero dell'uomo, il tempo dell'autenticità, della genuinità, della comunicazione e della socializzazione.

 

                   Sulla base di queste considerazioni ci sembra di poter affermare con tutta evidenza che il turismo - e in particolare il turismo sociale - non può più essere relegato ai margini della vita culturale, sociale e politica della comunità, così come è avvenuto per troppo tempo.

 

                   Al giorno d'oggi il turismo è chiamato ad assumere in pieno quel ruolo trainante, quella funzione di "fattore di potenza" che il cambiamento intervenuto all'interno della società europea gli ha di fatto assegnato.

 

 

 

IL TURISMO SOCIALE

 

 

 

                   Nato come esigenza ed istanza solidale tendente a favorire l'accesso al turismo di quelle classi sociali economicamente deboli ed emarginate, il turismo sociale si presenta oggigiorno sempre più come l'insieme delle attività libere e liberanti che concorrono a rendere l'uomo pienamente realizzato, sia in chiave di maturazione personale, sia in chiave di crescita civile all'interno della propria comunità.

 

                   Il Turismo Sociale diviene pertanto l’ambito in cui l'uomo, grazie alle tecniche di animazione culturale e dell'accoglienza, prende piena coscienza di sé, riscopre i grandi valori della vita e si arricchisce grazie alla conoscenza non effimera e superficiale di altri uomini, di altri popoli, di altre terre e di altre culture.

 

 

 

 

 

 

 

LA  DICHIARAZIONE  DI  MONTREAL:

UN’APERTURA  AL  TERZO  MILLENNIO

 

                   E' chiaro che in prossimità della fine di un secolo ed in un tempo in cui si era chiamati a preparare un nuovo millennio, il Turismo Sociale doveva saper cogliere i segni dei tempi e non poteva più limitarsi ad essere, così come recita lo Statuto del BITS, quell’ “insieme di rapporti e di fenomeni risultanti dalla partecipazione delle categorie sociali economicamente deboli al turismo”, ma doveva sapersi rinnovare e vincere così una nuova sfida epocale  non meno difficile di quella accolta e in buona parte vinta dai grandi "pionieri" che nel lontano 1956 a Berna lanciarono l'idea del turismo sociale, idea che attraverso i successivi congressi di Vienna (1959) e di Milano (1962), ha portato alla costituzione ufficiale del BITS (1963) e che oggi si dimostra quanto mai profetica e vincente.

 

                   Ma noi sappiamo che le scelte vincenti e le grandi intuizioni degli uomini si colgono e si rispettano nella loro essenza e nella loro pienezza non attraverso una statica e nostalgica riproposizione, quanto piuttosto secondo una rinnovata intuizione propositiva.

 

 

 

                   Ebbene a nostro avviso la “Dichiarazione di Montreal” ripropone oggi la felice intuizione e la grande validità delle attività di turismo sociale, proiettandole verso gli anni duemila e aprendole quindi verso nuovi spazi e nuovi orizzonti, in cui l'uomo, con i suoi interessi, con le sue attese, con le sue ansie e con le sue speranze, dovrà pur sempre risultare al centro del fenomeno.

 

                   L’importante documento con il suo preambolo e con i suoi quattro assi fondamentali che ridefiniscono il Turismo Sociale quale:

 

         * Creatore di società

 

         * Fattore di crescita economica

 

         * Attore dell’assetto territoriale e dello sviluppo locale

 

         * Partner nei programmi di sviluppo mondiale,

 

ci indica che la nuova identità del turismo sociale non va tanto individuata con il limite negativo di azioni promosse “senza scopo di lucro”, quanto piuttosto la si coglierà nella massima apertura

 

 

verso quell’insieme di attività socialmente utili e finalizzate alla promozione umana, vale a dire alla crescita ed alla maturazione culturale, civile e sociale dell’uomo e di tutti gli uomini,  nonché al rispetto ed alla valorizzazione dell’ambiente ed allo sviluppo sociale ed economico delle Comunità Locali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I  QUATTRO  ASSI  FONDAMENTALI

 

 

Il Turismo Sociale “creatore di società”

 

                   Alla luce di tale affermazione appare evidente che i nuovi spazi e i nuovi orizzonti che si aprono all’azione del BITS ed a quella delle realtà associative ad esso aderenti, non andranno tanto individuati nel fare turismo, quanto piuttosto nell’offrire ai giovani, ai lavoratori, alle famiglie, agli anziani ed ai diversamente abili, concrete possibilità di vivere il turismo come esperienza autentica e globale che contribuisca allo sviluppo integrale della persona.

 

                   E’ chiaro che vivere un’esperienza è molto più che svolgere un’attività: quest’ultima può essere un fatto quasi esclusivamente materiale, mentre l’esperienza, nella sua accezione più vera, è un’attività non occasionale, ma ricercata, voluta e programmata per acquisire una conoscenza, per crescere in termini culturali, sociali e spirituali e, in sintesi, per migliorare nel singolo soggetto le capacità di affrontare la vita, contribuendo così, in pari tempo, al formarsi della società ed alla sua crescita.

 

 

 

 

                   Il Turismo Sociale diviene quindi turismo per tutti e si qualifica quale fattore di coesione sociale (art. 4) con la dichiarata ambizione (art. 3) di permettere a tutti l’accesso alla vacanza impegnandosi di conseguenza a lottare contro le ineguaglianze e contro l’esclusione di tutti coloro che hanno una cultura diversa, che dispongono di minori mezzi finanziari, che hanno capacità fisiche ridotte e che vivono in un paese in via di sviluppo.

 

 

Il Turismo Sociale “fattore di crescita economica”

 

                   Il Turismo Sociale non è solo turismo per tutti, programmato, vissuto e partecipato, ma è anche turismo di tutti e diviene pertanto “fattore di crescita economica” per il flusso incessante di persone e di investimenti che contribuiscono in misura rilevante allo sviluppo sociale ed economico delle regioni e delle popolazioni nel loro insieme (art. 5).

 

                   Onestamente non si sa che dire del timore, della freddezza e del disagio che per troppo tempo hanno inibito i tanti operatori di turismo sociale facendo loro occultare il proprio peso economico, come se il buon andamento delle loro imprese - non

 

 

rappresentando altro che uno strumento- fosse elemento secondario e trascurabile.

 

                   Oggi invece noi siamo dell’idea che lo spazio ed il peso anche economico che il turismo a vocazione sociale riveste, sia più che considerevole e vada di conseguenza ben evidenziato.

 

                   Turismo giovanile, turismo familiare, turismo della terza età, turismo delle persone a mobilità ridotta, costituiscono centinaia di milioni di praticanti che generano a loro volta cifre d’affari gigantesche. E le prospettive di accrescimento sono tra le più alte nell’ambito dell’economia turistica globale.

 

                   Il nuovo Turismo Sociale è dunque pronto ad utilizzare anche questi rapporti di forza, specie quando gli si contesta la propria azione o quando ci si confronta con le sue attività storcendo il naso.

 

                   Il tutto, però, (art. 6) va inserito in una logica secondo la quale gli apporti del turismo devono andare a beneficio di tutta la comunità, devono cioè contribuire, con un forte contenuto solidale, allo sviluppo sociale ed economico delle regioni e delle popolazioni locali.

 

 

 

 

Il Turismo Sociale:“attore dell’assetto territoriale e dello

sviluppo locale

 

                   Se occorresse una prova del progetto di servizio e non di profitto che anima gli attori del turismo sociale, la si troverebbe facilmente visitando gli impianti che essi gestiscono.

 

                 Gli esempi forniti da molti paesi europei, dal Quebec e più recentemente dall’America Centrale, sono significativi.

 

                   Molti centri vacanza dimostrano che la pressione della domanda immediata del mercato non rappresenta l’unico motore dell’azione, né che le bellezze naturali di un determinato luogo e le attrattive turistiche ad esso collegate sono i soli criteri che orientano e determinano le nostre azioni.

 

                   Bisogna riaffermare, al contrario, la fragilità del turismo e la grande attenzione che occorre nell’individuare l’ubicazione delle strutture.

 

                   Quante coste sono oggi saccheggiate, quanti i siti offesi e depredati, quanti i capolavori compromessi?.

 

                    E, soprattutto, quante popolazioni autoctone sono state portate, a causa del turbine turistico e delle sue componenti mercantili, alla deriva?

 

                    Preoccuparsi responsabilmente di rispettare l’ambiente attuale e futuro non può che privilegiare la stabilità e la durata delle strutture, contro una mentalità dell’immediato e del massificante.

 

                     Per la sua forma di pensiero e per convinzione profonda il Turismo Sociale si riconosce nell’approccio, oggi privilegiato, di un turismo durevole e di uno sviluppo sostenibile.

 

                   Ecco allora che con una giusta punta di orgoglio i promotori del turismo sociale (art. 8) fanno rilevare che prima ancora che le organizzazioni internazionali raccomandassero la ricerca di uno “sviluppo duraturo e sostenibile”, il Turismo Sociale lo aveva considerato un punto di riferimento, suggerendo  ai propri associati di:

 

*conciliare lo sviluppo del turismo, la tutela dell’ambiente e il rispetto dell’identità delle popolazioni locali;

 

          * offrire nuovi mezzi a regioni spesso abbandonate;

 

 

         * sistemare certe zone senza dilapidarne le risorse;

 

* generare benefici economici, sociali e culturali per le

   popolazioni locali.

 

                   Ma in pari tempo, poiché l’uomo rappresenta la sua finalità ultima, il Turismo Sociale denuncia in anticipo la devianza di un’ecologia dogmatica e totalitaria che rifiuta per principio qualsiasi miglioramento presente e futuro dell’ambiente di vita odierno (art. 9).

 

 

 

Il Turismo Sociale: “partner nei programmi dì svilupp

mondiale”

 

                   La Conferenza di Stoccolma sulla popolazione e sull’ambiente, i programmi delle Nazioni Unite e la Conferenza di Rio, hanno chiaramente identificato la responsabilità delle generazioni di oggi nella limitazione della crescita, ipotizzando correttivi finalizzati a ridurre le diseguaglianze che ricorrono tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo (art. 11).

 

 

 

                   Non serve commentare la coincidenza di fondo esistente tra le  opzioni principali di questi programmi internazionali e il progetto umanista che sottintende l’azione dei partner del turismo sociale.

 

                   A disposizione delle autorità pubbliche, il Turismo Sociale si dichiara pronto a investire le proprie forze ed il suo “saper fare” in azioni durature, a condizione di essere chiamato e coinvolto fin dall’inizio nella progettazione e nella concreta realizzazione degli interventi.

 

                   Con l’attuazione di questi due ultimi assi fondamentali il Turismo Sociale, che abbiamo già visto essere “turismo per tutti” e “turismo di tutti”, diviene anche “turismo con tutti” in quanto postula solennemente nuove e più ampie forme di cooperazione e di collaborazione che coinvolgono. arricchendole pienamente, le popolazioni locali.

 

 

 

 

 

 

 

 

CONSIDERAZIONI  FINALI

 

                   Alla luce dei principali contenuti della dichiarazione di Montreal, un documento che ci spinge verso una visione umanistica e sociale del turismo, è bene chiedersi quali e quante possano e debbano essere le ricadute per la nostra realtà italiana.

 

                   Non sta a me, né intendo fornire risposte definitive, ma sono certo che non mancheranno le possibilità di confrontarci, ad esempio, sulle ragioni di una mancata realizzazione in ambito nazionale di esperienze assimilabili alla “Cassa Viaggi e Vacanze” Svizzera o allo “Chèque Vacance” Francese, per non dire di una pressoché latitante politica di interventi razionali ed organici in favore di strutture al servizio del Turismo Giovanile e Familiare.

 

                   Di certo si può comunque affermare che, come viene sostenuto nella dichiarazione, un Turismo Sociale efficace e duraturo  potrà affermarsi e consolidarsi soltanto se verranno definite e mantenute nel tempo autentiche politiche di promozione turistica che dispieghino la loro azione sociale, sostenibile e solidale su scala regionale, nazionale ed internazionale.

 

 Ed è nei confronti di queste politiche che gli operatori di Turismo Sociale intendono collaborare lealmente ed attivamente.

 

 

 

 

 


 

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