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Home Page > Siti e news territoriali Ctg > WWW.CTGVENETO.IT > Le notizie dai comitati e gruppi > fine 2012 di ricca attività culturale a Padova

fine 2012 di ricca attività culturale a Padova
con il gruppo Ctg La Specola

  

 Ultimi mesi densi per il gruppo “La Specola” di Padova,  con incontri di vario tipo a livello locale, provinciale e regionale, visite guidate e conferenze, tra cui il consueto mini corso autunnale di lezioni. Quest’anno ha avuto per tema  La Serenissima a Padova, ed è stato sviluppato in tre relazioni  tenute dal prof. Luigino Curti su L’Orto Botanico (vedi sotto), da Elisa Fugaro su La peste a Padova (vedi sotto) e da Antonia Dalla Costa su L’ambiente letterario nel ‘700 padovano e i giornali, L’incontro con il prof. Curti si è concluso con una interessante visita all’Orto Botanico e agli Erbari, seguita da un numeroso gruppo di soci e simpatizzanti.

      Nel mese di ottobre è pure ripreso, per “Chiese e Oratori aperti”, il servizio volontario dei soci per l’ apertura e la  tutela di chiese e oratori cittadini particolarmente significativi, ad esempio, le chiese di San Gaetano e di Santa Sofia, l’oratorio del Redentore, la Scuola della Carità.

 

Altra iniziativa importante promossa annualmente è il corso “Conosci la tua città”, che tratta sempre tematiche attinenti alla storia civile, culturale, artistica e religiosa di Padova. 

       E’ già stata preparata la 29 a edizione che si svolgerà dal 31 gennaio 2013 all’11 aprile con incontri che si terranno il giovedì nella Sala Anziani del Palazzo Comunale di Padova. Il tema, “Dopo Giotto: gli altri tesori del Trecento padovano”, si può considerare la prosecuzione ideale di quello del corso precedente, “La Cappella degli Scrovegni: un tesoro padovano”. Nove conferenze, tenute da docenti universitari e da personalità che ricoprono importanti ruoli nel campo della cultura, ci faranno conoscere l’importanza della lezione di Giotto e la sua influenza nelle manifestazioni artistiche dell’epoca a lui successiva.

In seguito saranno comunicate le date delle conferenze.

 Esse avranno per oggetto: Chiesa e Società nella Padova del Trecento (Antonio Rigon); Le cappelle funerarie a Padova (Piera Ferraro); La lezione di Giotto e i Riminesi a Padova (Alessandro Volpe); Guariento di Arpo (Davide Banzato); Giusto de’ Menabuoi al Battistero e al Santo (Anna Maria Spiazzi); Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzo (Luca Baggio); Jacopo da Verona e altri frescanti giotteschi a Padova ( (Giovanna Mori); L’influenza di Giotto nella miniatura (Giordana Mariani Canova); L’influenza di Giotto nelle arti applicate (Giovanna Baldissin Molli).

Dopo la conclusione del corso, a cura degli animatori culturali e ambientali della “Specola”, si effettueranno le visite alla chiesa degli Eremitani, alla basilica del Santo e alla cappella di S. Michele e le gite a Venezia e a Verona, che potranno diventare momenti di piacevole aggregazione e occasione di ulteriori approfondimenti sulla conoscenza dei pittori Guariento, Altichiero da Zevio e di altri giotteschi che lasciarono nel nostro territorio testimonianza della loro grandezza. 

 

All’Orto Botanico

 

Giovedì 11 ottobre 2012 Il Prof Luigino Curti e la Dott.ssa Rossella Marcucci hanno illustrato ad una settantina di soci l’Orto Botanico di Padova con una lezione introduttiva in Aula Bonaventura  presso la basilica del Santo,  seguita da una visita guidata all’Orto e all’Erbario.

“Quando visitare l’Orto? “ “ Sempre , dice il professore. L’orto ospita  piante, i “semplici”, che vivono e si esprimono in ogni stagione. Anzi, per certi aspetti, si gusta l’orto nella sua completezza proprio nelle stagioni apparentemente morte, quando le piante ad alto fusto hanno perso le foglie.

Non ci avevo mai pensato: certamente in primavera l’orto con i suoi fiori è meraviglioso, ma questo “ Hortus Simplicium” non è stato voluto solo per il piacere degli occhi, ma per essere una fonte di farmaci, quando non si disponeva di prodotti chimici, ma solo appunto dei “ semplici”.

Il professore,  già Prefetto dell’Orto, fin con la prima affermazione manifesta la sua passione  e non la nasconde! I presenti sono attratti e coinvolti dalle sue argute spiegazioni che proseguono dopo l’introduzione, lungo la passeggiata tra i vialetti dell’Orto stesso.

Il vecchio platano cavo, l’altissima sequoia cresciuta storta all’ombra di un grande olmo ora caduto, le vasche create per far riposare l’acqua prima di annaffiare, le aiuole separate l’una dall’altra per consentire una cura personalizzata alle erbe….. tutto ci parla di attenzione, studio, metodo perseguiti fin dal 1545, data della fondazione dell’Orto.

 La Dott.ssa Marcucci, curatore dell’erbario o Hortus Siccus, ci presenta una carrellata di esemplari, minuziosamente catalogati in cartelline, dai più antichi ai più recenti, spiegando il metodo dell’essicazione,  del fissaggio dei colori, fino alla collocazione sulla carta con metodi diversi:  colla, fettuccia, spilli, cucitura con filo (il migliore).La collezione, veramente affascinante, consta di circa 600.000 pezzi ed è il risultato di anni di lavoro di studiosi e di appassionati. Moltissime le donazioni private.

“ Chi ne aveva la passione?” “Non sempre sono studiosi specificamente dedicati; spesso sono persone comuni , di età diversa  e di varia estrazione: nobili donne alcune, altre  impegnate nel lavoro comune quali insegnanti, ma i collezionisti più numerosi sono uomini”.

 Scopriamo che il nipote di Ippolito Nievo aveva curato un erbario pervenuto qui  non si sa come e che Filippo De Pisis da adolescente si dedicava agli erbari illustrandoli talora con qualche disegno : dalla loro bellezza … alla pittura?

 

 

  La peste a Padova

 

    La seconda conferenza d’autunno del gruppo CTG “La Specola” sulla storia di Padova in età veneziana si è tenuta giovedì 18 ottobre u.s., presso la sede, e ha avuto per  tema ‘La peste a Padova’.

     Ha tenuto la conferenza Elisa Fugaro, Animatrice Culturale Ambientale del gruppo ‘La Specola’, proponendo un ampio excursus su questo evento drammatico che per secoli ha investito l’umanità sconvolgendone la vita, l’organizzazione sociale, la visione stessa del mondo. La relatrice ha illustrato l’argomento anche avvalendosi di una serie di immagini significative, perlopiù tratte da opere d’arte, immagini che hanno contribuito efficacemente a sottolineare il tragico impatto della peste su un’umanità impotente.

     Ha iniziato il discorso focalizzando l’attenzione sulla peste del 1348, ampiamente documentata e descritta. La peste, endemica fino agli inizi del ‘700 nell’area del Mediterraneo, si è manifestata in forma epidemica ancora a fine ‘800 in Estremo Oriente e in Australia: in quegli anni fu isolato il bacillo e ne fu individuata anche la modalità di trasmissione.

    La peste si diffondeva come un flagello che nulla all’epoca sapeva fermare o curare, un ‘castigo di Dio’ da cui si cercava di salvarsi intensificando la preghiera, le cerimonie religiose, i pellegrinaggi, la penitenza, cercando capri espiatori, ricorrendo a rimedi fantasiosi e a farmaci improbabili come la famosa teriaca. Chi poteva, si difendeva allontanandosi prima possibile dai luoghi del contagio, e ritornandovi ovviamente più tardi possibile. In effetti, l’isolamento delle persone malate o sospette tali fu per molto tempo l’unico intervento veramente efficace.

    Abbinando storia e arte, la relatrice ha sottolineato con esempi appropriati come a causa della peste sia entrato nell’arte il macabro, con la comparsa della danza macabra e del trionfo della morte. Nella Repubblica Veneta tuttavia questi motivi non furono molto presenti, perchè si continuò a preferire la rappresentazione del santo protettore contro questa epidemia, san Sebastiano, a cui si aggiunse nella seconda metà del ‘400 la frequente rappresentazione di san Rocco.

   A questo proposito la relatrice sottolinea che la Repubblica Veneta favorì la diffusione della devozione verso san Rocco che, per il suo comportamento esemplare di fronte alla malattia, divenne per così dire un santo ‘funzionale’ alla politica sanitaria di Venezia. Va ricordato infatti che, grazie ai tanti provvedimenti della Serenissima, l’ultima epidemia all’interno del suo territorio fu quella del 1630, mentre nel resto d’Europa ci furono pestilenze ancora per un secolo.

    La relatrice parla anche di Alvise Vallaresso, che a Padova seppe prestare un’opera efficace in occasione di questa epidemia; gli fu eretto addirittura un arco di trionfo, l’Arco Vallaresso appunto, in piazza Duomo.

    Anche nella nostra città furono isolati i malati e fu particolarmente venerato san Rocco: dalla fine del ‘400 esisteva infatti una confraternita,  che fece affrescare nella prima metà del secolo successivo un oratorio a lui dedicato. Le immagini di questi affreschi sono significativamente proposte all’attenzione dei presenti.

     La relatrice affronta quindi l’argomento dal punto di vista della devozione popolare. Sono numerose infatti le testimonianze anche nella nostra città di devozione legata alla peste: ecco allora la venerazione dell’immagine della Vergine, alla quale la città si votò perché finisse la peste e che nel 1576 fu portata solennemente nella basilica del Carmine; ecco anche a Padova un oratorio dedicato alla Madonna della Salute; ecco infine le tele che ricordano il dramma e la sua fine per intercessione della Vergine o di Santi, come la bellissima tela del Tiepolo realizzata per il duomo di Este, con la quale si chiude la carrellata.

    Elisa Fugaro conclude coinvolgendo i presenti in una riflessione, quasi una meditazione, sul San Sebastiano del Mantegna, dipinto durante una peste a Mantova e presente nella bottega dell’artista alla sua morte: il santo, di solito rappresentato vittorioso e sereno, in quest’ opera è un gigante sofferente, immerso in un’atmosfera drammatica e percorsa dall’alito della morte. A significare la tragedia della peste e, più in generale, la fragilità umana, ai suoi piedi una candela e un cartiglio che recita: NIHIL NISI DIVINUM STABILE EST. CAETERA FUMUS..

 

 


 

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