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Home Page > Link e utilità diverse > archivio notizie e documenti > Archivio news > Il CTG sottoscrive l'appello per il G8

Il CTG sottoscrive l'appello per il G8

 

G8 L’AQUILA, 8-10 luglio 2009

 

  

La delegazione dei Cardinali, dei Vescovi e dei  Rappresentanti di Organizzazioni, Associazioni e Movimenti cattolici del Sud e del Nord del mondo firmano l'appello:

 

“Per un’agenda di speranza”

 

Il 3 luglio la delegazione incontrerà i Ministri Giulio Tremonti, Franco Frattini e Maurizio Sacconi. Nel corso dell'incontro sarà consegnato l’appello "Per un'Agenda di Speranza".

  

Il 4 luglio la delegazione di recherà a Milano per la Messa vigiliare presieduta dal Cardinale Dionigi Tettamanzi nel Duomo di Milano alle 17.30 e un momento spirituale presieduto da Monsignor Arrigo Miglio Vescovo di Ivrea e Presidente della Commissione Episcopale della CEI per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace.

 

 

Alla delegazione parteciperanno tra gli altri:  Monsignor Emmanuel BADEJO, Vescovo do Oyo – Nigeria; Monsignor Johannes BUNDGENS, Vescovo Ausiliare di Aachen – Germania; Monsignor Néstor Rafael HERRERA, Vescovo di Machala - Ecuador e Segretario Generale della Conferenza Episcopale Ecuadoregna; Monsignor Arrigo MIGLIO, Vescovo di Ivrea e Presidente della Commissione Episcopale della CEI per i problemi sociali e del lavoro, la giustizia e la pace; Monsignor Alvaro RAMAZZINI, Vescovo di San Marcos – Guatemala; Monsignor Camille Michel STENGER, Vescovo di Troyes – Francia; Don Giovanni Attilio CESENA, Direttore Ufficio Nazionale della CEI per la Cooperazione Missionaria fra le Chiese

 

Ecco il testo dell'appello :

 

Noi, Cardinali e Vescovi, Rappresentanti di Organizzazioni, Associazioni e Movimenti cattolici del Sud e del Nord del mondo, siamo venuti a Roma per rivolgerci a voi, Governi dei G8, in vista del vertice che si terrà a l’Aquila nei giorni 8-10 luglio 2009 .

 

Non è la prima volta che prima dei Vertici del G8 ci attiviamo per richiamare la vostra attenzione e ricordare le vostre responsabilità sul destino di miliardi di persone che ancora oggi vivono in tutte le regioni del mondo in condizioni di estrema povertà. Siamo stati a Colonia nel 1999, a Edimburgo nel 2005, ad Heilingendamm nel 2007.

 

Oggi, a partire dagli impegni presi in quei Summit torniamo a chiedere misure efficaci per garantire condizioni di vita dignitosa a tutti gli uomini e le donne del pianeta.

 

A Gleneagles nel 2005 sono stati promessi 50 miliardi di dollari aggiuntivi per lo sviluppo, dei quali venticinque per l'Africa entro il 2010; la cancellazione del debito per diciotto paesi altamente indebitati, 14 africani e 4 dell’America Latina; lo stanziamento dei fondi previsti al Fondo Globale per la lotta all’AIDS e l'accesso universale al trattamento contro l'HIV entro il 2010.

Due anni dopo ad Heilingendamm, è stato ribadito l’impegno per la lotta contro le pandemie (Aids, tubercolosi e malaria) con uno stanziamento di 60 miliardi di dollari entro il 2013, e confermata la promessa fatta a Gleneagles di aumentare i fondi per l’Africa di 25 miliardi all’anno entro il 2010.

 

Nonostante timidi passi avanti, molto resta ancora da fare per rispettare gli impegni presi, ancor più oggi, quando le condizioni dei poveri peggiorano a causa dalle crisi alimentare, climatica, finanziaria ed economica. I pochi progressi compiuti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, tra cui i 150 milioni di persone uscite dalla soglia di povertà, rischiano di essere totalmente annullati dagli effetti di queste crisi, in particolare sulle economie vulnerabili e le popolazioni dei Paesi più poveri.

 

Sbaglia chi pensa che i Paesi poveri, sino ad oggi ai margini dei mercati finanziari globali, siano meno colpiti dalle crisi. Le minori rimesse, le più scarse risorse destinate all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e alla cooperazione internazionale, la battuta di arresto degli investimenti diretti esteri e delle esportazioni, la svalutazione di molte monete, sono tutti indicatori di una crisi che principalmente colpisce le loro già fragili economie.

 

Oggi, 963 milioni di persone soffrono la fame; dagli anni ’80 il numero dei migranti a causa dei mutamenti climatici è passato da una media di 121 milioni di persone a 243 milioni all’anno; nei prossimi cinquanta anni, come stimato da osservatori e Agenzie delle Nazioni Unite, da 250 milioni ad un miliardo di persone potrebbero essere costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici

 

È ormai chiaro il forte legame tra povertà, cambiamenti climatici, immigrazione, guerra per l’accaparramento delle risorse. La crisi economica sommata alle crisi climatica, finanziaria ed alimentare impone misure urgenti per una revisione del nostro modello di sviluppo. Mai come in questo momento è urgente agire, perché ogni ritardo aggrava una situazione già in declino.

La globalità della crisi richiede una soluzione globale; nessuno può pensare e programmare di uscirne da solo. Occorre definire “un’agenda di speranza” che abbia come finalità lo sviluppo integrale della persona e di tutte le persone.

Noi, rappresentanti delle Chiese del Nord e del Sud del mondo, facciamo appello ai Governi del G8 affinché si assumano le loro responsabilità ed adottino concrete scelte politiche affinchè ciò avvenga.

 

Ognuno faccia la sua parte. La presidenza italiana del G8 ha condotto un percorso articolato nelle varie “Ministeriali” sulla finanza internazionale, sull’ambiente, sull’agricoltura, sullo sviluppo, sull’energia, sulla pace e la sicurezza. Il Summit dell’Aquila deve dare concretezza alle misure e agli impegni assunti in questi incontri per uno sviluppo giusto e sostenibile per tutti.

Il mercato non è come una gara dove, alla tappa successiva, tutti ripartono dagli stessi blocchi di partenza: chi in economia perde, se riparte parte svantaggiato. Oggi, miliardi di poveri sono sempre più tra questi perdenti.  

 

Per questo oggi vi chiediamo di adottare “un’agenda di speranza” che consenta di:

 

-   stanziare 50 miliardi di dollari per i Paesi dei Sud del mondo, dei quali 25 miliardi per l’Africa, come promesso a Gleneagles e quale tappa verso il raggiungimento dello 0,7%;

 

-   contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici con l’adozione, a Copenaghen, di un accordo Kyoto post-2012  che preveda la riduzione dell’emissione dei gas serra di almeno il 30% entro il 2020 e almeno l’80% entro il 2050 rispetto ai valori del 1990 e lo stanziamento addizionale dello 0,2% del PIL per “l’adattamento” dei Paesi poveri;

 

-   completare la cancellazione del debito dei Paesi poveri, compreso il debito illegittimo, con l’adozione di nuove regole sui prestiti definite sulla base del principio di corresponsabilità;

 

-   investire sui meccanismi multilaterali esistenti nel sistema delle Nazioni Unite affinchè nelle dinamiche di governance globale sia ascoltata la voce di tutti i Paesi del mondo e della società civile;

 

-   individuare soluzioni alla crisi alimentare mondiale che mirino a sostenere i piccoli produttori del Sud e del nord del mondo ed un modello produttivo sostenibile a partire dal sostegno alla produzione a dimensione familiare; dall’equa ripartizione delle risorse come terra, acqua ed energia; dal garantire accesso al credito ed dagli incentivi agli investimenti sui mercati locali.

 

 

Roma, ------giugno 2009

 

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