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Home Page > Link e utilità diverse > archivio notizie e documenti > Archivio news > UN'IMPORTANTE ASSEMBLEA NAZIONALE > La relazione del Presidente nazionale

La relazione del Presidente nazionale
Con queste parole Alberto Ferrari ha aperto il dibattito.

Tu che sei in viaggio,

 

V^ Assemblea Nazionale

Viareggio, 29 ottobre, 1 novembre 2004

 

IL CANTIERE DELLE IDEE

COSTRUIRE LA RETE, ORGANIZZARE LA PRESENZA

 

RELAZIONE INTRODUTTIVA DEL PRESIDENTE NAZIONALE

 

Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
il cammino, nient'altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su un cammino,
è camminando che si fa il cammino.

 

Cari amici.

Ho voluto iniziare questo mio intervento citando alcuni versi di una poesia di Antonio Machado, poeta spagnolo non molto noto, quanto delicato nella sua lirica,  vissuto a cavallo tra ‘800  e ‘900.

L’ho fatto perché la metafora del cammino ben si adatta a questo nostro appuntamento assembleare di metà mandato, dopo un po’ più di due anni di lavoro associativo e a un po’ meno di due anni dalla scadenza del nostro mandato.

Durante un cammino, cioè, che sappiamo non essere già prefissato, né  tanto meno sappiamo essere scontato. Dato che, come nella poesia, si tratta di un cammino che è quello che costruiamo noi, solo noi, giorno per giorno.

Un cammino fatto di orme che lasciamo sul terreno.

E anche questa assemblea  è un’orma importante che fa il nostro cammino.

Innanzitutto perché, nella storia di queste assemblee nazionale, non vi è mai stato un’occasione così esplicitamente dedicata a una fase organizzativa.

L’Assemblea 2004 infatti è la quinta di questa nuova serie di appuntamenti iniziati a Roma nel 1988 e dedicati all’approfondimento e studio di specifici temi associativi, secondo una felice intuizione che permette la possibilità di avere un momento di riflessione nazionale disgiunta da preoccupazioni elettorali e con l’opportunità di concentrare l’attenzione su aspetti peculiari della vita associativa.

 

In realtà l’Assemblea nazionale, pur essendo solo al quinto appuntamento, trae le proprie radici da una ricca esperienza precedente. Essa riprende infatti l’antica tradizione dei convegni nazionali che il CTG iniziò a tenere nei primi anni 50 e i cui atti, ancora oggi, costituiscono un immenso patrimonio storico e ideale che sta alla base del nostro essere. Un patrimonio che bisognerebbe studiare a fondo e riscoprire

Basti pensare alla forza profetica di temi come Tempo Libero e Turismo Sociale ,

(Rocca di Papa, 1959), o quello dedicato al Turismo come Incontro (Domus Pacis, 1964) oppure Presenza dei Giovani nel Turismo (Siena, 1968).

Temi allora innovativi, in grado di precorrere i tempi e di costituire intuizioni valide ancor oggi.

 

Così, nella continuità, anche le assemblee nazionali sono sempre state dedicate a tematiche importanti per la vita associativa e suggestive al tempo stesso.

Si ricordino I valori associativi per la promozione del turismo e del tempo libero in occasione della prima assemblea del 1988, gli ateliers del 1992 dedicati a Opportunità Giovani e Giovani Opportunità, la ricerca nel 1996 su Le nuove strade del volontariato, il tema giubilare del 2000 E il settimo giorno… .

 

 Ricordavo prima di come la nostra associazione non abbia mai affrontato – quanto meno nella memoria degli ultimi anni – una riflessione compiuta e strategicamente organica sulla propria organizzazione.

Vale a dire sulle premesse tecniche, i modelli, le strutture che permettono all’associazione di portare avanti efficacemente la propria missione.

Tutto ciò insomma, in altre parole, che organizzativamente permette agli ideali associativi di tradursi in azioni concrete nella vita di ogni giorno.

 

Ciò non vuol dire peraltro che l’associazione in questi anni non si sia mai confrontata con il discorso organizzativo.

Anzi è vero il contrario.

L’aspetto organizzativo, a ben vedere, è emerso infatti in vari momenti della vita associativa. Basti citare, per fare un esempio, il progetto Liberi a tempo pieno, dove molti passaggi si soffermano proprio su aspetti di questo tenore.

 

Anche il lavoro di revisione statutaria e regolamentare compiuto negli ultimi 10 anni si collega strettamente a molti temi organizzativi.

Ma anche vari piani di lavoro associativo degli ultimi anni non sono disgiunti da questo aspetto. Al proposito va ricordato il documento La presenza, il servizio, l’azione del 1991.

E pure il Congresso di Lignano del 1998 riecheggiava, in parte del titolo, un aspetto legato all’organizzazione. Come infatti non ricollegare a questa tematica di base il secondo termine de L’anima, la rete, il cammino ?

Proprio nella relazione congressuale, l’allora presidente Coronese ricordava come “vogliamo essere sempre più “associazione” e non “organizzazione” Oggi, però, siamo chiamati a diventare sempre più un’Associazione organizzata, per essere in grado di valorizzare in pieno la nostra proposta educativa, per competere in modo sano e costruttivo con la molteplicità di proposte che oggi ci sono”.

 

E allora ecco che oggi abbiamo la necessità di imprimere nuove orme.

Lo facciamo aprendo un grande cantiere di idee. Ho detto aprendo e non tanto chiudendo. Infatti sono convinto che questa fase assembleare non chiuda solo il cammino fatto in questi mesi, ma lo ampli e lo rilanci.

Lo rilanci con forza.

La riflessione che abbiamo avviato, in modo positivo in alcune realtà, in modo più lento in altre, infatti non può chiudersi qui, tra queste mura, ma deve diffondersi in associazione, essere sperimentata, diventare metodo di lavoro, dare frutti.

Di qui l’invito, anzi la necessità che questo lavoro continui, si ampli, diventi palestra ideale e sperimentativa, fino a formare un ponte con il prossimo appuntamento assembleare del 2006.

Io non ripercorrerò qui gli orientamenti assembleari che il consiglio nazionale ha approvato e che sono stati una ricca base di confronto e di discussione all’interno dell’associazione durante il cammino preparatorio.

Li considero come acquisiti al patrimonio culturale del Ctg.

In questo mi sento sostenuto anche dal fatto che i contributi regionali finora pervenuti riprendano le tematiche proposte, senza particolari contestazioni, ma anzi ampliandone i contenuti, facendo ulteriori proposte senza,  rilanciandone la valenza, sia pure dai rispettivi punti di vista.

Non farò qui neppure la sintesi di questi documenti, dato che credo sia opportuno che la loro presentazione avvenga per bocca di chi li ha prodotti ed è oggi qui presente.

Credo invece che partendo da queste basi, e cioè dagli orientamenti e dai documenti integrativi, noi abbiamo in questa assemblea la possibilità di fare un’ulteriore sforzo di sintesi, di individuazione delle priorità, di stabilire una linea precisa sulla quale imprimere le nostre orme.

Mi limiterò quindi, come servizio, a dare alcune indicazioni sullo spirito che ci deve animare, sul file rouge che deve sostenere i nostri lavori, sia in questa sala, che nei momenti di lavoro dei gruppi tematici.

 

Sotto il titolo dell’assemblea nazionale è evidenziata una frase “ Costruire la rete, organizzare la presenza”. Non è un semplice slogan.

Credo che siano altre due importanti orme da imprimere sulla nostra strada.

Credo che possa essere un programma di lavoro, complesso, che – a partire proprio da Viareggio – si debba sviluppare nei prossimi 2 anni.

Un programma che tocca tutti noi, nessuno escluso.

Perché questa assemblea non può nemmeno ridursi, come sembra da qualche lettura superficiale, a una semplice questione di riorganizzazione associativa; né può fermarsi a valutare solo aspetti di carattere più tecnico e che lascio volentieri a chi di queste cose è effettivamente esperto.

Tutte cose che sono certamente importanti, ma che – a mio modesto avviso - vengono dopo il nostro ruolo politico di dirigenti associativi che hanno come obiettivo primario quello di dare nuove e forti gambe alla nostra azione associativa.

Questo infatti non implica solo un lavoro riorganizzativo, un lavoro tecnico o di ingegneria istituzionale, ma va molto al di là, sconfinando pienamente e positivamente nel campo culturale, nel campo sociale, in quello religioso, fino anche a portarci a una riflessione seria e puntuale sul  nostro stesso modo di essere associazione.

Perché, per un’associazione come la nostra, l’essere e il fare non possono essere mai disgiunti

 

Costruire la rete, è la prima orma che sta nel sottotitolo.

Capiamo allora che Il Costruire la rete è qualcosa di più grande e di diverso dalle questioni di gestione, né può essere solo un affare burocratico.

Costruire la rete vuol dire innanzitutto ricostruire una rete di relazioni virtuose al nostro interno, chiarendo e recuperando i rispettivi ruoli per meglio agire sul territorio.

Vuol dire recuperare una serie di rapporti che vanno oltre la formalità per essere innanzitutto segno di comunità a tutti i livelli e fra tutti i livelli.

Vuol dire far crescere  un idem sentire, un idem agire che non possono essere semplicemente l’esecuzione di atti dovuti, ma una vera condivisione  di ideali, di metodi,  di finalità contingenti e generali.

 

Organizzare la presenza è la seconda grande orma che segue subito la prima.

Organizzare la presenza è estremamente più importante e complesso che mettere in fila un elenco di sedi territoriali o di attività delle stesse.

Organizzare la presenza vuole innanzitutto dire che ci siamo.

Vuol dire essere interlocutori principali, autorevoli perché preparati, ascoltati perché portatori di esperienze di vita e finalità valoriali.

Essere interlocutori sulle questioni fondamentali che riguardano il mondo del turismo, la promozione di quell’ambiente che per noi cristiani è il creato, le politiche (o le non politiche) verso l’universo giovanile.

 

 

Costruire la rete e organizzare la presenza sono allora due azioni ineludibili di un cammino che porti il CTG ad essere sempre più fedele alla sua vocazione originaria e alla parte migliore della sua storia.

 La società di oggi, la chiesa di oggi, i giovani di oggi, non hanno bisogno di un’associazione poco visibile, tranquilla, tiepida, che faccia (anche bene) le “sue” cose.

Hanno invece bisogno di un Ctg che, in maniera forte, sia momento vivo di presenza cristiana, di educazione e di formazione nei settori in cui è chiamato ad essere testimonianza del Vangelo.

Un Ctg che abbia coscienza di essere uno strumento giusto per riaffermare e portare avanti valori fondanti nei settori in cui opera, pur nell’attuale contesto culturale, difficile come non mai.

 

L’assemblea di Viareggio non è dunque momento formale, rituale, ma un’occasione straordinaria.

 Il nostro compito è quello di avviare, nel “cantiere delle idee”, un processo virtuoso che porti  non tanto a un nuovo CTG, ma a un CTG nuovo.

Uno sforzo che ci dovrà portare anche a rileggere meglio alla luce dei mutamenti, ad aggiornare nelle parti ormai obsolete e a rilanciare in grande anche il nostro progetto associativo, Liberi a tempo pieno.

Un impegno a re-iniziare sempre, con fiducia, ben sapendo che anche all’inverno più freddo segue sempre una nuova esaltante primavera.

 

Un impegno che chiama in causa innanzitutto noi dirigenti.

Che svolgiamo questo compito non tanto perché ci piace andare in giro per il mondo, che comunque è una cosa bella, visto che S.Agostino scriveva che il mondo è un libro e quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina.

Che svolgiamo questo compito certamente non tanto per mettere in fila delle attività, soddisfare i nostri hobbies organizzativi, ottenere un qualche status di riconoscimento personale, sentirci a capo di un qualcosa.

Ma noi dirigenti che ci impegniamo nel Ctg con la piena consapevolezza che questa è la nostra vocazione, la sfida a cui siamo stati chiamati, come cristiani, per imperscrutabili fini, all’interno di un unico grande Disegno.

Capiamo allora che non è per noi un compito facile. Che non è, il nostro, un semplice essere responsabili di un qualsiasi gruppo ricreativo, associativo, di circolo aziendale, come ve ne sono peraltro tanti in Italia  che dignitosamente e in maniera utile svolgono un’attività turistica o culturale.

Capiamo allora che noi, in prima linea, siamo chiamati a manifestare, a testimoniare i valori del Vangelo nei campi in cui ci è dato operare. Peraltro campi che a molti, con sufficienza, anche all’interno della Chiesa, sembrano secondari, lontani dalle cose più “importanti”.

Sappiamo bene che non è così e viviamo con dispiacere, e talvolta con rammarico, tali atteggiamenti.

Ma ci conforta il fatto che più antichi e più recenti documenti della Chiesa italiana, sulla pastorale specifica del turismo e del tempo libero, sulla parrocchia, sugli orientamenti generali per il decennio in corso,  danno riconoscimento al nostro impegno e ci sono linfa per operare con più forza.

 

Ma siamo anche coscienti che dirigenti di questo tipo non ci si improvvisa. Che non basta un voto in più  nelle elezioni associative per diventarlo.

Perché poi ci si ritrova con bravi dirigenti tuttofare, ma poco capaci di far crescere gli altri, di educare e autoeducarsi.  Si rischia di ritrovarsi con dirigenti solo sulla carta geografica, o di avere organismi eletti, in maniera magari casuale, che poi non solo non portano avanti la missione associativa, ma in taluni casi non si riuniscono per anni.

E allora bisognerà forse rivedere qualche meccanismo nei regolamenti elettorali, nelle rappresentanze, nei ruoli, ma ancora più stringente è l’obbligo di avviare una  nuova politica formativa nazionale dei quadri dirigenti.

Per anni la nostra associazione non ha avuto questo problema.  Erano gli anni in cui altre agenzie educative, altre realtà del mondo cattolico svolgevano questo compito anche per noi.

Ma è un tempo finito e bisogna colmare il vuoto. Lo dobbiamo fare innanzitutto da soli, perché è una nostra esigenza imprescindibile, ma mettendoci anche  in relazione positiva e scambievole con le altre realtà del mondo cattolico che hanno individuato oggi strategica la sfida della formazione.

Ma una formazione che non è fine a sé stessa, che non vuol dire fare o assistere a corsi.  Una formazione che, fedele alla sua origine di parola composta, sia un’azione per dare forma al nostro essere dirigenti associativi Ctg.

                                                                       

Cari amici,

sappiamo di non avere davanti un compito facile e sappiamo anche di non poter contare su grandi cose o risorse se non quelle che derivano dalla nostra volontà, dalla nostra speranza contro tutto, da noi stessi

 

Non siamo ciò che dovremmo essere, non siamo ciò che vogliamo essere, e non siamo nemmeno quello che un giorno saremo. Ma grazie a Dio non siamo ciò che eravamo.

 

Così parlava Martin Luther King, ucciso “giovane”, a soli 39 anni, dopo una vita dedicata alla difesa dei diritti civili..

 Le sue parole possono diventare anche base per una riflessione sulla vita di ciascuno di noi dirigenti. Se ci guardiamo a fondo, dovremmo probabilmente riconoscere di essere ben lontani dall'ideale di persona che è disegnata nel Vangelo.

Ci accorgeremmo invece  di essere ancora lontani anche da tanti progetti (quello che "vogliamo essere"), così come siamo distanti dalla meta che ci è data  e che, prima o poi, con sforzo e fedeltà, mi auguro, raggiungeremo.

La speranza è di poter dire: «Grazie a Dio non siamo ciò che eravamo». Cioè non siamo andati indietro, camminando con lo sguardo al passato, lasciando posizioni, arretrando per comodità e inerzia.

 C'è, infatti, talvolta in noi una certa sottile e pericolosa attrazione verso il passato che ci fa perdere la carica per proseguire e ci blocca, come la moglie di Lot che si volge indietro e si ferma per sempre, tramutata in una statua di sale.

 

Un’ormai dimenticato scrittore cristiano del IV sec., Giovanni Cassiano, nelle sue Conlationes, cioè "conferenze",  avvertiva: «Stiamo sicuramente andando indietro quando ci accorgiamo di non essere andati avanti: l'anima non può rimanere ferma».

Secondo mons. Gianfranco Ravasi, questo è un ammonimento da seguire per alzare il nostro sguardo in avanti, verso l’orizzonte più alto, quello appunto che ci mostra come "dovremmo essere".  È, infatti, paradossale che, in un mondo così frenetico com'è quello moderno, noi siamo talvolta lenti e impigriti, inclini a fermarci, mentre il cristianesimo  invece è - per eccellenza - attesa e tensione verso il futuro.

 

L’ultima grande orma che siamo impegnati a lasciare è quella dell’unità, dell’unità associativa. Perché se vogliamo, come associazione, non essere marginali, ma portare avanti con forza le nostre idee,  farci ascoltare, contare realmente, dobbiamo pienamente recuperare un’immagine unitaria nell’essere, nel dire e nel fare.

Non tanto nelle attività specifiche, che ognuno porta giustamente avanti nel proprio preciso ambito locale, rispondendo alle esigenze particolari del territorio,  quanto evitando di essere parti staccate, indifferenti le une alle altre. Per assumere finalmente la consapevolezza di essere parte di un tutto e che il tutto viene prima di ciascuna parte.

E’ ora di superare un certo scollegamento interno che talora affiora, un malinteso senso di autonomia che in taluni casi sconfina in un atteggiamento di anarchica indifferenza, un sentirsi autosufficienti, un essere autoreferenti.

Non è vero che da soli si fa meglio o si fa per tre. Da soli si fa da soli e soprattutto non si fa associazione. E noi siamo, vogliamo essere un’associazione, con un progetto unitario, con uno stile unitario.

Dobbiamo divenire, saper essere parti armoniche di un tutto.  Di un tutto che sono i valori, le speranze le finalità del Ctg: tutto ciò che insomma costituisce il  vero e prezioso patrimonio unitario della nostra associazione

 

Nessun uomo è un'isola
Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso;
Ogni uomo è un pezzo del continente,
parte della Terra intera ; e se una sola zolla vien portata via
dall'onda del mare, qualcosa all'Europa viene a mancare,
come se un promontorio fosse stato al suo posto,
o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa.

 

Sono ricorso ancora alle parole di uno scrittore, di John Donne, a quelle che precedono il famoso detto Per chi suona la campana, per meglio spiegare la necessità che abbiamo di fronte: quella di essere sempre e veramente associazione, sempre più associazione.

E’ importante esserlo, anche perché, come ricorda un canto popolare brasiliano “Quando uno sogna da solo, è soltanto un sogno. Quando si sogna insieme è la realtà che comincia.”

 

Io spero che  qui, a Viareggio, in questa assemblea , insieme sappiamo sognare e far sì che inizi la realtà  e che il nostro cantiere di idee si trasformi in un cantiere di realtà.

Un cantiere che – lo ripetiamo assieme -  porti alla costruzione non di un nuovo Ctg, ma di un Ctg nuovo.

 

                                                                                                Alberto Ferrari


 

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