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Home Page > Area riservata dirigenti > Documenti utili > atti e documenti associativi > Mozione finale del XII Congresso Nazionale > Le tesi congressuali

Le tesi congressuali
I materiali di discussione e approfondimento

  CENTRO TURISTICO GIOVANILE

 

CENTRO    TURISTICO    GIOVANILE

XII CONGRESSO NAZIONALE

 

PRENDERE IL LARGO

Il compito nuovo del Ctg per la promozione di un turismo consapevole, l’animazione sociale, la responsabilità per il Creato

 

 

TESI PER IL DIBATTITO CONGRESSUALE

 

 

Preambolo

 

UNO SGUARDO A 360°

 

In diversi momenti, nel dibattito e nella elaborazione interna alla nostra associazione, ci siamo interrogati circa la congruità del nostro modo di essere, del nostro modello organizzativo ed associativo, in rapporto anche al mutare della realtà socio-economica che ci circonda e - in termini più specifici - in relazione ai processi di evoluzione in atto nelle società avanzate dell’occidente post-industriale.

Tutto ciò soprattutto nei campi della comunicazione di massa e dei trasporti, dell’innalzamento dell’inizio dell’età lavorativa, dell’allungamento delle attese di vita, con le conseguenti ricadute in termini sociali e culturali.

I dati  riguardanti i mutamenti strutturali hanno prodotto una evidente quanto velocissima evoluzione  nei comportamenti delle popolazioni e quindi nella gerarchia dei valori da assegnare ai vari segmenti delle attività umane.

Il lavoro è ancora importante, ma viene affiancato da altre esigenze ritenute ormai un “diritto” fondamentale  anche dalle categorie sociali meno abbienti. Tra queste esigenze annoveriamo tutte le attività finalizzate al “miglioramento della qualità della vita” e quindi quelle rivolte al recupero dell’ambiente, della vivibilità dei centri urbani, ai servizi diretti alla persona (sanità, igiene, estetica, ecc.) e alle attività del tempo libero.

Queste ultime non sono più considerate “residuali” e finalizzate al recupero dell’efficienza psico-fisica del lavoratore, ma vengono valutate in relazione all’esigenza di autorealizzazione, socializzazione e crescita complessiva della persona umana, considerata  anche nei suoi contenuti socializzanti.

Alle nuove “richieste di consumo di massa” ha risposto la società economica attivando le imprese del comparto che hanno assunto dimensioni di valenza nazionale e multinazionale.

Viceversa, il mondo in cui affondiamo le nostre radici e in particolare quello di matrice cattolica non ha saputo seguire l’evoluzione dei tempi; le parrocchie e gli oratori  hanno perso il quasi monopolio delle attività del tempo libero per i ragazzi, mentre l’associazionismo di settore, attivato dai vari movimenti di ispirazione cristiana, non ha saputo darsi gli strumenti  e le dimensioni indispensabili per reggere la concorrenza globale attivata dal mondo delle imprese.

E’ una riflessione che internamente abbiamo svolto a più riprese e che ha coinvolto anche le istanze ecclesiali più attente, tanto da affermare che “l’impegno della Chiesa nel tempo libero rispecchia un’acquisizione recente, come recente è questo fenomeno nella diffusione e fruizione di massa, Perciò non suscita meraviglia il riscontro di una certa lentezza da parte della riflessione teologico-pastorale nel farsene carico in modo continuativo e sistematico”. (1)

 

Aprendosi  di fronte a noi una stagione Congressuale,  occorre anzitutto prendere coscienza  di quanto sta avvenendo e decidere  se accettare la sfida  che ci pongono questa società, questo “mondo” del turismo,  questa industria del tempo libero, facendo scelte forti e coraggiose   oppure se  incamminarsi su  percorsi, magari nuovi, ma  più  tranquilli, su una linea di continuità, senza sobbalzi, con il passato.

Il salto, la prospettiva lunga, l’opzione coraggiosa, si giocano principalmente su due fronti:  quello dell’organizzazione e quello delle sinergie. 

Una organizzazione associativa che  ci metta in grado di “concorrere”,  di stare al passo  con  chi opera  nei nostri ambiti con altri fini e obiettivi e una strategia della  collaborazione con soggetti a noi affini che possa  sfociare in  servizi interassociativi  stabili o  anche in nuove aggregazioni o riaggregazioni.

Un disegno alto e impegnativo in cui il Ctg sia pronto ad assumere un ruolo propositivo nella questione della riorganizzazione complessiva delle esperienze di tempo libero maturate dal laicato nel nostro paese, con la conseguente disponibilità a mettere in discussione innanzitutto sé stesso.

Ma un disegno alto e impegnativo anche perché rispondente al bisogno di uscire dal piccolo cabotaggio sotto costa per rispondere con fiducia, senza paura, all’invito di “prendere il largo”. (2)

Le tesi che seguono possono essere lette e discusse in due modi: come trampolino di lancio per un nuovo, diverso CTG  o come luci segnaletiche di una pista  già battuta  che ci si apre di fronte.

Tutto dipende dal tipo di risposta  che verrà dato  agli “spunti di discussione” posti alla fine di ogni tesi.

Risposte che costituiranno il nocciolo dei lavori del Congresso nazionale  e i mattoni  della futura casa CTG.

  

  

 

PERCHE’ LE TESI

 

La stagione dei Congressi, per ogni associazione, costituisce un momento importante  di verifica di un cammino svolto e di indicazione di  nuove mete.

Le tesi costituiscono il pensiero della dirigenza uscente su quanto è stato realizzato - e va continuato - e su ciò che è prioritario fare negli anni a venire. Confermano alcune scelte e prospettano  nuove priorità.  Nascono da una analisi della realtà interna del CTG ma non possono non tenere conto delle trasformazioni, dei problemi e degli  eventi sociali: dalla globalizzazione alle nuove droghe, dalla crisi occupazionale all’immigrazione. 

Quelle che seguono sono tesi “nazionali” che toccano e riguardano l’associazione in tutte le sue realtà ed articolazioni. Alcune di esse trattano aspetti di “contenuto”, ambiti operativi, scelte di  campo. Altre affrontano questioni di metodo, su modalità e strumenti  di presenza e di azione. Tutte richiamano ad una conferma di impegno e di servizio verso la singola persona, verso il contesto sociale e istituzionale di riferimento, verso la comunità ecclesiale.     

Sono tesi che contengono una forte carica “rivoluzionaria” e che richiedono, in chi le legge  e le discute,  attenzione,  disponibilità a interrogarsi, capacità critica. Tutte le tesi  hanno come riferimenti,  in modo più o meno esplicito, quattro punti cardinali:

 

·         la conferma/necessità dell’unitarietà associativa;

·         l’attenzione/tensione verso il mondo giovanile;

·         la continuazione/qualificazione dell’impegno formativo;

·         l’adesione coerente e convinta   ai principi evangelici e alla Chiesa.

 

Per la filosofia greca la conoscenza nasce da  un processo di tesi-antitesi-sintesi.

Nella discussione Congressuale, dall’assemblea di gruppo al  Congresso nazionale, si dovrebbe procedere secondo lo stesso, antico, principio. Leggere le tesi, ragionarci serenamente e criticamente, proporre modifiche e  integrazioni (antitesi)  per arrivare al termine del congresso nazionale alla “sintesi”, cioè alle mozioni finali che impegneranno l’associazione tutta per il periodo 2002-2006.

Tocca a noi, ai dirigenti dei vari livelli, ai soci più impegnati, essere capaci, in questa fase importante per vita associativa, di “vigilanza profetica” ed essere “costruttori di processi di umanizzazione piena e vera socializzazione nell’ambito sempre più ampio del tempo libero”. (3)

      

Tesi 1

RITORNO AL… TURISMO

E’, quello del turismo, un settore che, negli ultimi anni, abbiamo forse  trattato paradossalmente con sufficienza.  Come se fosse un tema concluso, un ambito per il quale si è ritenuto di aver detto e dato abbastanza.

Oggi, concetti come turismo sociale, turismo  culturale, ecoturismo,  turismo per tutti,  turismo responsabile, turismo sostenibile -  tutti turismi per cui l’associazione ha svolto un ruolo di promozione e attivazione molto forte - sono ormai di uso comune, diffusi, proposti dalle più diverse realtà. Lo sviluppo e l’espansione   di esperienze e attività come quelle definite di “turismo responsabile” o come quelle di scambio socio-culturale giovanile realizzate non solo da enti non profit ma anche da imprese commerciali, hanno portato il CTG quasi ad un “abbandono di campo”.  L’associazione ha dirottato impegni, riflessioni, risorse su altri ambiti importanti: l’animazione sociale, l’educazione ambientale, la formazione, la tutela del patrimonio culturale.

Ma quel “campo” che abbiamo trascurato, necessita forse ancora della nostra cura. Dobbiamo tornare ad occuparci, discutere, impegnarci nel turismo affiancando all’organizzazione di soggiorni, viaggi, vacanze,  di gruppo nel classico e consolidato “stile CTG”, un impegno deciso su nuovi fronti.

Dobbiamo sostenere e farci promotori, in generale,  di una proposta di turismo che superi il concetto,  significativo ma forse troppo  basato su regole e imposizioni,  di “responsabile”  e punti invece su quello - che riguarda più l’educazione e l’atteggiamento interiore personale - di “consapevole”. 

E’ un impegno rivolto soprattutto al mondo della società civile, della scuola, dell’università, degli enti locali, verso cui abbiamo già orientato il progetto “Comuni per il turismo giovanile”.

Dobbiamo intraprendere la sfida del farci “educatori”: nel turismo intervenendo direttamente nei processi di formazione e aggiornamento degli operatori tradizionali e al turismo individuando modalità e strumenti per aiutare le giovani generazioni a interpretare e vivere l’esperienza di vacanza e viaggio come occasione irripetibile di crescita umana e culturale. Farci educatori puntando, in modo sempre  più qualificato e convinto, sullo stile autentico  dell’animazione,  anche con un impegno forte in supporto alla azione  pastorale delle parrocchie  specialmente nei luoghi  di villeggiatura turistica.  Ma non solo in queste ultime: “nell’impostazione della pastorale del turismo, la comunità parrocchiale non può essere impegnata unicamente ad accogliere i visitatori, ma dovrà anche preparare i propri fedeli a praticare cristianamente il turismo e sostenere coloro che operano e lavorano nel turismo”.(4)

Farci animatori, convinti che è un ruolo importante e irrinunciabile che tocca a noi perchè “la pastorale del turismo esige sempre più - accanto alla buona volontà che rimane un contributo prezioso - persone debitamente preparate e formate a questo servizio particolarissimo dell’evangelizzazione (…) i laici cristiani che fino ad ora non hanno preso sufficientemente, o non hanno osato prendere, il loro posto in un mondo che riguarda soprattutto loro”.  (5)

 

Spunti per la discussione:

Il turismo è elemento economico – oltrechè culturale – fondamentale in Italia: ma chi educa al turismo?

Come può essere affrontata la sfida dell’educazione  al turismo?  Con che strumenti e risorse?

Rispetto alle nostre attività turistiche ormai consolidate,  occorre  puntare su alcune e abbandonarne altre?

Come rapportarci con le altre associazioni, principalmente di area cattolica, che operano nel turismo? Sono possibili forme stabili di collaborazione? 

E’ necessario un impegno di tipo formativo e culturale del CTG  anche  verso realtà più specificatamente commerciali e professionali del mondo turistico?

E’ utile mettere in rete l’esperienza di agenzie turistiche e tour operators che condividono la nostra filosofia di associazione e possono aiutarne l’esplicazione pratica? 

 

 

Tesi 2

ATTENTI ALLA… SCUOLA

Abbiamo sempre sostenuto che l’azione del CTG è rivolta a tutte le fasce d’età perché tutti- dal ragazzo all’adulto all’anziano- hanno bisogno di momenti e occasioni di socializzazione e  di accrescimento culturale. Di fronte alla sfida del buon uso del tempo libero molti restano disorientati e una proposta educativa e culturale forte, come quella del CTG, può costituire un valido ausilio per chi intenda dare  un valore e senso al proprio tempo.

Oggi, però, nuove condizioni sociali ci chiamano a nuove scelte anche in termini di “target”. Disimpegno educativo dei genitori,  eccesso di delega  alla  scuola,  ore e ore trascorse davanti a  TV e videogame,  incremento di servizi e attività di tempo libero a fini speculativi: sono questi alcuni dei fenomeni che ci fanno dire  che dobbiamo incentrare impegno e sforzi  verso quella che  viene definita “l’età evolutiva”, il tempo dello sviluppo psico-fisico  della persona.

Il rapporto col mondo della scuola  non può più essere un “optional” associativo, un impegno solitario di alcune realtà.  La nuova autonomia scolastica  agevola oggi  l’approccio  e l’inserimento di diversi soggetti  negli istituti scolastici.  Il  nostro compito è duplice: aiutare la scuola  a fare meglio scuola, utilizzando il territorio  come “libro di testo”, ma anche impedire che la scuola diventi il luogo/tempo totalizzante dell’esperienza quotidiana dei ragazzi.  Dobbiamo, in altre parole, entrare nella scuola per portare i ragazzi fuori dalla scuola e far vivere loro esperienze  turistiche, ricreative, culturali con un forte taglio educativo. In tal senso va utilizzato e attivato il protocollo d’intesa stretto dall’Associazione col Ministero della Pubblica Istruzione.  

Ma il nostro impegno nella scuola, per e con gli studenti, non può limitarsi alla scuola dell’obbligo.

Nelle scuole superiori e nell’università dobbiamo entrare con poche, ma importanti, diffuse  e ben definite iniziative.  Una, iniziale, è quella che ci vede impegnati nella collaborazione con l’Andisu per la mobilità turistica estiva attraverso le Case dello Studente.  Siamo esperti in un settore - quello del turismo - che  interessa alla stragrande parte dei giovani. Non possiamo far mancare proprio a loro  la nostra proposta.

A loro che possono diventare effettivi protagonisti di un modo e uno stile nuovo di viaggiare e non solo semplici acquirenti di biglietti aerei o altri servizi.

 

Spunti per la discussione:

E’ utile rafforzare la presenza del CTG all’interno della scuola vista come luogo educativo per eccellenza e naturale “contenitore”  di ragazzi e adolescenti ?

Nel settore  delle gite scolastiche è  possibile una nuova proposta, da noi ispirata, che senza annoiare trasformi una giornata in pullman in un giorno di scuola diverso, divertente?

In quali altri spazi e luoghi è possibile svolgere una azione educativa verso le giovani generazioni?

Con quali proposte tentare di “sfondare” nell’ambiente universitario?  

 

 

Tesi 3

SULL’AMBIENTE… AVANTI CON BRIO

E’ un tema di moda. La parola “ambiente” affiancata ad altre come  tutela, scoperta, valorizzazione, educazione  è pronunciata da molti: nella scuola, sui media, negli enti pubblici, financo dalle imprese private.

Verrebbe da dire che questo è un settore “saturo”, un ambito in cui, per restare nel non-profit,  associazioni  molto più grandi e organizzate di noi stanno già impegnandosi da anni.  Cosa possiamo dire e fare di più e di diverso? Perché non lasciamo fare le cose a chi è “specialista” nel settore? Interrogativi legittimi che come risposta non possono avere  però un “chiamarsi fuori”  bensì una conferma di  impegno.  Questo perché le nostre motivazioni, il nostro approccio rispetto ai temi ambientali  sono diversi da quelli di altri. Il  CTG è infatti  portatore e sostenitore di una concezione antropocentrica dell’ambiente, che vede cioè l’uomo al centro, come custode, ma anche trasformatore attento del territorio in cui vive, e, allo stesso tempo, teocentrica, che considera cioè l’ambiente come creato da Dio e affidato alla cura dell’uomo.

Questa visione dell’ambiente e del rapporto uomo-territorio, che trova fondamento nei testi biblici e nella dottrina sociale della Chiesa, si differenzia in modo sostanziale dalle proposte di altre associazioni caratterizzate da atteggiamenti più protezionistici e, per certi versi, radicali. Pertanto l’azione  del CTG  non    può che concretizzarsi in iniziative con forte valenza educativa e sociale. Per questo non solo è giustificato, ma è necessario un impegno  forte dell’associazione per  sostenere i principi dell’”ecologia cristiana”  e per  promuovere e diffondere il concetto di responsabilità verso il creato che va oltre quelli di protezione, tutela, valorizzazione.

Esistono già  esperienze significative realizzate da nostri gruppi in alcune regioni: l’animazione ambientale per le scuole, il progetto orto, l’attività dei volontari per i beni culturali.   Si tratta di farle diventare patrimonio comune,  di potenziarle e ampliarle, di renderle testimonianza  unitaria  e coerente della cultura e dello stile CTG.

 

Spunti per la riflessione:

C’è proprio bisogno di un CTG “ambientalista”?

In ambito cattolico esistono esperienze significative di associazionismo ecologista paragonabili a quelle del mondo laico?

Può il CTG candidarsi ad assumere un ruolo di leadership ambientale per il mondo ecclesiale?  Oltre a quelle già in atto, quali iniziative promuovere per diffondere la cultura della responsabilità per il creato? 

I temi degli ultimi due anni ( CREATOR  e L’AMBIENTE NELLE TUE MANI) hanno fatto crescere la vocazione ambientalista dei nostri gruppi? 

Quale ruolo possono giocare in questo ambito le nostre case per ferie?

 

 

Tesi 4

EUROPA… MA NON SOLO

 

Il Congresso 2002 è il primo dell’Euro. La moneta unica costituisce senz’altro un fattore determinante nel cammino dell’unità europea. Basti pensare che proprio i turisti comunitari saranno i primi a beneficiare del nuovo sistema monetario, non dovendosi più districare tra cambi e commissioni.  Ma non basta una moneta unica per fare un popolo europeo. Questa è una mutazione culturale, un processo che investe il modo di pensare del singolo cittadino del singolo stato. Un processo non certo breve. Basti pensare che nella costruzione degli Usa  gli americani si trovarono di fronte stati come l’Arizona, lo Utah, il Dakota.  Gli Europei devono amalgamare realtà come la Spagna, il Regno Unito, la Svezia, diversissime e allo stesso tempo ricchissime di storia, tradizioni, culture.  Il turismo può fare molto per far conoscere, per integrare l’Europa, i suoi cittadini. Partendo innanzitutto dai giovani, con un impegno concreto dell’associazione nella gestione di scambi giovanili, con viaggi a basso costo negli ostelli, case per ferie e  strutture ricettive similari, con corsi di lingua autogestiti, perché la moneta unica parla tante lingue (ed è bene che sia così), ma ci si deve intendere. Molti sono i programmi comunitari che favoriscono e finanziano queste azioni. Un aiuto importante può arrivare dalla rete Fiyto e soprattutto Bits, attraverso la quale mettere assieme associazioni di paesi diversi per lo sviluppo di un progetto europeo comune.

Ma l’Europa non è solo quella della Comunità. Ci sono i giovani dell’est che guardano ad occidente. Li chiamiamo extracomunitari, ma sono Europei i polacchi, gli albanesi, i rumeni.  Sono spesso i nuovi emarginati sociali, pur provenendo non raramente da studi universitari o professioni qui stimate.  Chi ha viaggiato veramente, con il cuore oltrechè con gli occhi, conoscendo realtà a noi straniere, non può chiudere in una cartolina turistica l’immagine di un paese e ignorare chi arriva per disperazione su un gommone.  

 

 

Spunti per la riflessione:

Possiamo, come associazione nella nostra realtà,  aprire degli sportelli di aiuto turistico, coinvolgendo l’ente pubblico, per i giovani stranieri che arrivano in Italia?

In una dimensione europea è opportuno  valorizzare e sostenere le forme di “federazione”  nazionale anche in ambito associativo?    

Possiamo proporre ai giovani iniziative di viaggi e scambi culturali, magari istituendo un nostro servizio di consulenza e una banca dati?

Può essere una strada interessante per giovani fuori dell’associazione e da avvicinare?

Nei gruppi, chi conosce anche solo discretamente una lingua straniera la può insegnare ad altri, non per lucro, ma per trasmissione di conoscenza?

I nostri gruppi e circoli possono essere un’alternativa  ai ghetti di tanti giovani extracomunitari? Con loro, attraverso di loro, si può conoscere e capire un paese lontano e  insieme trasmettere il senso delle nostre radici, la nostra storia, tradizioni e cultura?

Il  Ctg   può aiutare a integrare una nuova comunità, nel rispetto di chi arriva e di chi ospita?

 

 

Tesi 5

TECNOLOGICI …. CON L’ANIMA

Chi non comunica si isola, Ma lo fa anche chi comunica poco o lo fa male. Soprattutto oggi che è chiaro che la comunicazione non è casuale, empirica, ma una vera e propria scienza che risponde a regole e criteri precisi.

Non comunicare all’interno dell’associazione vuol dire far saltare l’associazione stessa. Non comunicare all’esterno vuol dire farla ignorare. Accendere una lampada e metterla sotto il moggio. Ma oggi è ancora più difficile perché bisogna comunicare subito, prima dell’evento, immediatamente dopo la notizia. Il mondo globale della comunicazione gestisce una quantità enorme di fatti, che vengono velocemente bruciati da altri che incalzano. Premesso che abbiamo giustamente sempre più dato importanza all’essere che all’apparire, è però doveroso evidenziare la testimonianza del lavoro serio e impegnato dell’associazione, dal gruppo alla presidenza nazionale.  E questo si fa adottando la scelta della creazione di un addetto alla comunicazione, di un  responsabile o ufficio stampa. In questo ci possono aiutare le nuove tecnologie di comunicazione. Se una lettera impiega giorni per arrivare e un giornale porta via settimane di preparazione, grafica, stampa e spedizione, internet fa arrivare sul nostro schermo notizie battute qualche minuto fa o addirittura in contemporanea. Basta guardare le migliaia di collegamenti esterni al nostro sito Ctg.  Ma una rete “intranet”, cioè interna, nostra, potrebbe permettere di comunicare in tempo reale con tutti i soci in possesso di una casella di posta elettronica, dividendo magari i messaggi per competenza e interesse (ad es. consiglieri nazionali, presidenti di gruppo, insegnanti, giovani sotto i 30 anni , pensionati, ecc.).  Tutto ciò con risparmio di energie, soldi e tempo. Ciò esige però anche una nuova tecnologia da adottare, ad esempio nella gestione del tesseramento, e una nuova mentalità da acquisire, per cui la notizia va data, ma va anche cercata. E’ importante però che l’introduzione e l’uso delle moderne tecnologie anche in ambito associativo  non diventino motivi di discriminazione e di separazione tra chi è “capace” di utilizzarle e chi non lo è. Il valore della intergenerazionalità va mantenuto anche in questo settore creando passaggi di conoscenze a “ritroso”  tra generazioni (cioè da giovani ad adulti).     

 

Spunti per la riflessione:

Si percepisce una certa carenza comunicativa all’interno dell’associazione. A quali cause è imputabile?

Siamo d’accordo che “fare” significa  anche comunicare?

Quali azioni intraprendere per farci conoscere di più? Per fa “girare” di più il nome CTG? 

C’è un sano orgoglio associativo da proporre agli iscritti e a quelli che si avvicinano al Ctg?

Per comunicare meglio all’interno, siamo convinti che non bisogna solo ricevere notizie tempestive, ma anche darle?

Come  gestire le nuove tecnologie con padronanza in maniera che non ci condizionino ma ci siano di aiuto?

L’associazione è pronta a questo salto o come la si prepara?

Se c’è il rischio di emarginazione degli adulti, come superarlo? 

E’ opportuno pensare ad una formazione specifica interna per operatori associativi della comunicazione?

 

 

Tesi 6

STABILI MA … IN MOVIMENTO

Il mondo gira sempre più velocemente. La realtà sociale, la vita quotidiana delle persone, subiscono trasformazioni  sempre più repentine.  Cambiano i ritmi di vita,  cambiano i tempi e i modi del lavoro,  cambiano  le forme di partecipazione sociale, le modalità di aggregazione.

Questi processi di accelerazione e trasformazione riguardano anche il mondo dell’associazionismo e presentano  due rischi. Da un lato quello dell’immobilismo, dell’incapacità di affrontare  nuove situazioni, di rispondere a nuove esigenze.   Dall’altro quello della frenesia,  del voler correre dietro a tutto, del voler stare al passo dei tempi, perdendo però  di identità, disancorandosi da  principi e valori.

Probabilmente la struttura, l’organizzazione, le modalità operative  di un’associazione fondata 50 anni fa non sono, oggi, adeguate.  Il socio, il gruppo, le strutture periferiche hanno oggi fisionomia, ruoli, compiti molto diversi rispetto a solo un decennio fa.  Non possiamo fare l’errore di rimanere legati a vecchi schemi come non possiamo - per una presunta esigenza di modernità - snaturare l’associazione, stravolgerne i lineamenti, adattarla a tutte le situazioni al punto di appannarne l’immagine o renderne incerta l’identità.

Il punto di equilibrio non è semplice da raggiungere ma è a quello che dobbiamo puntare.  Mantenere il gruppo come comunità di base ma  non trascurare  le  relazioni  “virtuali”;  mantenere una struttura gerarchica di responsabilità  ma lasciare spazi e opportunità  a libere iniziative  del territorio; conservare il carattere principale di associazione di volontari ma incoraggiare anche opportunità occupazionali e impegni professionali  a supporto dell’attività associativa; promuovere sempre il valore dell’impegno e della partecipazione ma  puntare anche a modalità “leggere” di contatto e coinvolgimento   soprattutto del mondo giovanile; continuare a promuovere l’associazione attraverso  attività  e iniziative  ma  adottare  anche   strategie di marketing sociale: queste  e  altre le combinazioni da raggiungere per un CTG – come canta Pierangelo Bertoli - “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.                                   

 

 

 

Spunti per  la riflessione:

E’ possibile una mediazione tra tradizione e modernità, tra ancoraggio ai valori e  adattamento a nuove situazioni?

Cosa c’è di veramente “intoccabile”  nella identità e nella struttura del CTG? 

E’ proprio indispensabile rimanere al passo dei tempi?

Se sì,  che tipo di scelte occorre fare? Quali  modalità organizzative adottare?  

C’è la necessità e uno spazio per un CTG “impresa sociale”, in grado di gestire servizi con professionalità mantenendo fini educativi, non speculativi e di solidarietà sociale?   

Fino a che punto una migliore organizzazione qualifica la nostra presenza nel sociale?

Non c’è il rischio che, per quanto ci facciamo bravi e “moderni”, si resti alla fine “piccoli” e insignificanti?

 

 

Tesi 7

EROI SÌ…  MA NON SOLITARI

Non sono molti  oggi quelli che, con spirito volontario e senza alcun fine speculativo, promuovono il turismo e il tempo libero come fattori di crescita umana, come occasioni di scambio e confronto culturale, come  strumenti di socializzazione e di solidarietà.  Noi siamo fra i pochi.  E spesso ci sentiamo incompresi, trascurati se non addirittura discriminati.

Cadiamo allora nel rischio della chiusura e dell’autoreferenza.  Crediamo che far da soli sia fare meglio. Ma non è così. La complessità sociale  impone  oggi , anche per il volontariato, modalità complesse di intervento e di azione.

Nella progettazione sociale vengono chieste una sempre maggiore specializzazione, competenze diversificate, risorse umane eterogenee. Da qui la necessità di collaborare, lavorare insieme, integrare  risorse e competenze, tracciare percorsi comuni. 

Dalla comunità europea alle regioni  l’esplicito invito  che giunge a chi  opera nel sociale  è quello di cercare collaborazioni, creare reti,  tra pubblico e associazionismo  e tra  realtà del privato sociale. Un rapporto serio, trasparente e propositivo con gli enti locali, teso a promuovere la cultura, le idee e i progetti dell’associazione si rivela sempre più necessario.   

Ma lavorare con altri, siano enti pubblici o altre organizzazioni,  non è semplice. Implica alcuni limiti alla propria autonomia e una grande capacità  nel gestire relazioni e risolvere problemi. Implica anzitutto un “cambio di  registro”, cioè l’acquisizione, principalmente nei dirigenti dell’associazione, della cultura della cooperazione, dello stile collaborativo. “Cambio di registro” non semplice,  non automatico ma che può essere agevolato da mirati percorsi formativi.

Non è però solo la rete “esterna”, quella con altre agenzie e soggetti presenti nel territorio, che  va rafforzata. Ce n’è un’altra, importante, su cui bisogna lavorare. E’ l’intranet associativo di cui si parlava sopra e  che implica la comunicazione ma anche  il sostegno e lo scambio tra realtà citigine.

L’associazione è forte se forti sono i legami interni. Se la rete è sfilacciata si rischia di non reggere i pesi, le responsabilità, gli impegni a cui siamo chiamati. Una riflessione a parte merita la considerazione della “insignificanza” del  CTG e di altre associazioni rispetto ai meccanismi del  fenomeno turistico.

Per incidere in termini culturali e sociali occorre forse superare il semplice lavoro di “lobby”, che pure abbiamo in alcune occasioni attivato, e pensare  alla possibilità che il CTG si faccia promotore della creazione di una realtà che raccolga e riunifichi le esperienze di area cattolica nel settore del tempo libero.  Ma non per creare sovrastrutture, bensì per dare risposta concreta alle aspettative, offrire  opportunità nuove, aprire orizzonti più ampi.

       

Spunti per la riflessione:

Il detto “chi fa da se fa per tre” vale anche per la nostra associazione? 

Sono molte o poche le cose che non potremmo fare da soli?

Collaborare va bene, ma con chi?

Un partner vale l’altro o è opportuno fare delle scelte? E con che criteri?

In che modo far funzionare meglio  la rete associativa interna?

Il rapporto con le istituzioni è visto come una necessità o un obbligo? 

Con quali proposte unitarie presentarsi agli enti locali?

Il CTG può farsi promotore di  una aggregazione non casuale (una sorta di Federazione, Patto o Unione  tra varie associazioni cristiane del tempo libero educativo) che riunisca le diverse esperienze cattoliche in ambito di sport, turismo, tempo libero?

 

 

Note al testo

(1)       sussidio Progetto culturale e Pastorale del tempo libero, turismo e sport  a cura dell’ Ufficio nazionale della Cei  per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport

(2)      Luca 5,4 – lettera apostolica  Novo millennio ineunte,

(3)      Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia - Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il primo decennio del 2000 della Chiesa Italiana .

(4)      Orientamenti per la pastorale del turismo – Pontificio Consiglio Migranti e Itineranti.

(5)      Giovanni Paolo II – discorso al  congresso mondiale della pastorale del turismo del 1979.

      

 

 

 

SUGGERIMENTI DI METODO

 

Il congresso non è tanto il momento in cui si rinnovano le cariche associative, quanto piuttosto  l’occasione per decidere i piani, i programmi e le strategie  del Centro Turistico Giovanile per il prossimo quadriennio.

Le tesi dovrebbero costituire la traccia  prioritaria di analisi-riflessione-proposta per una seria e serena discussione sulle prospettive future dell’associazione.

 Nessuna realtà, nessuna struttura CTG deve  sentirsi esclusa da questo compito o chiamarsi fuori.

 I temi delle tesi sono ampi e generali ma, allo stesso tempo, riguardano  anche i livelli di base dell’Associazione. Ciascun gruppo in fase assembleare,  ciascun Comitato provinciale e Consiglio regionale in fase congressuale sono chiamati quindi a dire la propria cercando di leggere e adattare le tesi alla propria situazione ma senza dimenticare la dimensione e le problematiche “nazionali” del CTG. 

Le tesi, abbiamo detto, sono traccia prioritaria del cammino congressuale ma non esclusiva.  Altri temi, altre idee, nuovi spunti possono comunque nascere dalle varie realtà ed essere proposti, attraverso lo strumento della “mozione”, negli appuntamenti congressuali.

Inoltre una buona base di discussione concreta possono essere anche i PROGETTI NAZIONALI 2002 e le relative schede pubblicate su TG NEWS n. 6.

 

 Per un buon lavoro preparatorio proponiamo alcuni metodi generali:

a)      a livello di base (gruppo, circolo o casa per ferie): il Consiglio direttivo uscente legga  tutte le tesi e individui, eventualmente, quelle  su cui promuovere una particolare discussione e che più possono riguardare la propria realtà;  proposte, richieste, osservazioni possono trovare sbocco in mozioni da presentare ai livelli superiori: provinciale, regionale, nazionale. Il lavoro di lettura e discussione può occupare anche più riunioni e non limitarsi solamente alla fase assembleare vera e propria.

b)      A livello provinciale: il Consiglio uscente cerchi di intervenire con un proprio membro a tutte le assemblee di gruppo  per far comprendere  l’importanza di tale appuntamento per la vita associativa; in fase di convocazione del Congresso invii copia delle tesi a tutti i delegati dei gruppi; al momento del Congresso si dovranno  raccogliere le mozioni di gruppo, farne sintesi, e farne  approvare  le più significative;

c)      A livello regionale: il Congresso raccoglierà le mozioni provinciali, discuterà le tesi relativamente al proprio ambito e approverà  proprie mozioni.     

   

A tutti i livelli è auspicabile che l’appuntamento congressuale sia dedicato a:

·        “guardarsi indietro”, verificare quanto si è fatto,  fare tesoro degli errori, misurare forze e disponibilità;

·        “guardarsi intorno”, leggere la realtà che ci circonda, cogliere nuove domande, individuare collaborazioni

·        “guardare avanti” , prospettare nuovi percorsi,  cercare nuove modalità di presenza e di servizio nel territorio.

 

Come abbiamo detto nelle premesse, dal tipo di risposta dato agli “spunti di discussione”  deriverà  la piattaforma dei lavori del Congresso nazionale. Tesi “trampolino” o tesi “luci segnaletiche”: su  questo binomio, sulla scelta  di uno di questi strumenti si gioca, in un modo o nell’altro, il futuro dell’associazione.          

Ogni organo ( Assemblea e Congressi) deve essere cosciente di questo e dare il proprio convinto e sereno contributo  al dibattito. 

 

 


 

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